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Medico palpeggiatore si difende in aula: "Equivocati i miei sms, la vera vittima sono io"

Medico palpeggiatore si difende in aula: "Equivocati i miei sms, la vera vittima sono io"

Nega di aver toccato nelle parti intime le sue pazienti, Ermanno Ghio, il medico accusato da una decina di donne di averle molestate mentre si sottoponevano alla visita di controllo preventivo per il carcinoma mammario

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MASSA CARRARA. Nega di aver toccato nelle parti intime le sue pazienti, Ermanno Ghio, il medico accusato da una decina di donne di averle molestate mentre si sottoponevano alla visita di controllo preventivo per il carcinoma mammario. E lo fa con forza durante l’esame in aula davanti al collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati: «Avevo una visita standardizzata, prima le palpavo da sedute e poi da sdraiate, se vedevo dei noduli allora passavo anche alla palpazione delle zone inguinali. A tutto questo seguiva poi l’ecografia». Ma il pubblico ministero a questo punto gli chiede di un paio di messaggi che ha mandato a due donne appena uscite dall’ambulatorio dell’associazione il Faro: «Uno (“dovresti essere contenta, non c’è niente. Si dovrebbe festeggiare”) l’ho mandato alla signora che durante la visita avevo scoperto essere inquilina di un mio carissimo amico. Non avevo alcun secondo fine. Ma io non ho messo le mani sulle mutandine, lei mi aveva invitato a guardare meglio perché era preoccupata dato che le avevano trovato un nodulo. Io credo di averla tranquillizzata, anche se non completamente». Il pubblico ministero invece ha ricordato la testimonianza resa dalla paziente, che si è costituita parte civile e ieri guardava negli occhi il dottore: era in lacrime quando è uscita dall’ambulatorio (così l’ha descritta anche il suo compagno, che aveva letto anche l’sms inviato da Ghio).

Il medico ha ammesso di aver mandato un altro messaggio a una seconda paziente, ma per questo caso ha chiesto formalmente scusa. Era molto esplicito: «Avevo notato un certo ammiccamento forse da parte mia o da parte sua - ha spiegato alla Conforti -, ho mandato l’sms e ho anche chiesto scusa per questo». Ghio invece ha negato di aver mandato altri messaggi (anche se altre due donne hanno testimoniato il contrario): «Non è vero, non so perché lo dicono. Ma contro di me si è scatenata una gogna mediatica. Io ero pronto a chiedere un rito alternativo davanti al gup, dopo aver scoperto di essere stato denunciato dalla signora che adesso si è costituita parte civile (il nome non lo facciamo di proposito per garantire la sua privacy, data la delicatezza dell’episodio). L’udienza è stata fissata il 4 luglio del 2013, una settimana dopo scopro che mi hanno denunciato ancora e che devo andare dai carabinieri. Se è andata così sono pazzo, altrimenti mi stanno usando come capro espiatorio. Gli inquirenti hanno chiesto attraverso giornali, televisioni e siti internet alle mie pazienti di dire se le avevo molestate. Lo hanno fatto in diverse e tutte raccontando la stessa cosa. Sono io la vittima e non ho mai messo le mani addosso a queste pazienti».

 

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