Sicurezza
Brucia ditta di pancali Evacuato il Carrefour
Al centro scatta in contemporanea anche l’allarme attentato
MASSA. Le fiamme sono altissime, lambiscono i fili dell’alta tensione. A due passi dall’autostrada, a pochi metri dal centro commerciale. Vicino vicino alle condutture del gas che riforniscono tutta la zona.
Va a fuoco il deposito di pancali tra via Massa Avenza e via Lodolina: il vento tira fortissimo e fa il gioco delle fiamme. Chi scende lungo via Massa Avenza, chi risale da viale Mattei è ingannato dalla prospettiva e ha l’impressione che stia finendo in cenere il tetto del centro commerciale. Sotto quel tetto, tra i negozi e gli scaffali del supermercato, di clienti non ce ne sono più: dipendenti e acquirenti vengono invitati ad uscire. Evacuazione precauzionale, certo, ma anche qualcosa di più, perché qualcuno, nel giorno che passerà alla storia come l’11 settembre di Bruxelles, fa lo sciacallo, mette paura ad un’intera città. Alza la cornetta, chiama i carabinieri e annuncia che al Carrefour ci sono tre bombe. L’allarme si diffonde sul web, corre su Facebook e Massa trema. Adesso per quella telefonata, le forze dell’ordine aprono un’inchiesta e ipotizzano il reato di procurato allarme.
Non ci sono le bombe, ma ci sono fiamme altissime e decine di vigili del fuoco che per due ore lottano testa a testa con il fuoco. I colleghi di Viareggio arrivano a dare una mano, Lucca invia un’autobotte: in via Massa Avenza ci sono dieci mezzi al lavoro. È un continuo cambiar bocchettoni, ricaricare, colpire ai fianchi il rogo. Davanti al deposito di pancali ci sono anche polizia e carabinieri. Ci sono un’infinità di vigili urbani: per mettere in sicurezza l’intera zona, via Massa Avenza è chiusa, dalla zona obelisco su via San Leonardo, alla rotonda con viale Mattei. Chiuso anche il tratto parallelo su via Dorsale. Un quadrato off limits, a piedi e in auto e il traffico in tilt. L’obbiettivo è tenere libere le rotatorie e garantire l’accesso al nuovo ospedale.
Sono le 19 quando si alzano le fiamme, al deposito c’è soltanto Jonny Fini, il titolare. L’azienda chiude alle 18 e i dipendenti non sono più al lavoro. Jonny è dentro l’ufficio, nella parte più esterna del deposito, e non si accorge di nulla. Solo quando esce e vede le fiamme, ricostruisce la scena: «Ho sentito un rumore, come di vetri rotti, come se qualcuno avesse gettato una bottiglia tra i pancali. Qualche minuto più tardi le grida di un uomo mi hanno insospettito: qualcuno è passato e ha visto alzarsi le fiamme». E forse ha dato anche l’allarme: «Uscito dall’ufficio, ho visto che sul posto erano già arrivati i vigili del fuoco».
Jonny Fini sospetta il dolo: «Credo che mi abbiano fatto un dispetto. Forse le fiamme sono state causate proprio da una bottiglia gettata. Non ho avuto minacce, non ho sospetti, non ho raccolto mai segnali preoccupanti, ma credo proprio - ribadisce - che sia un dispetto».
Gli inquirenti in effetti il dolo lo sospettano, ma le indagini - garantiscono - sono a 360 gradi e la polizia, per qualsiasi ipotesi, attende la relazione dei vigili del fuoco. Certo è che mentre le fiamme si alzano al deposito, arriva anche la telefonata ai carabinieri che annuncia una bomba al Carrefour. Le forze dell’ordine assicurano che, in ogni caso, l’evacuazione del centro commerciale è scattata per l’incendio: ci sono bombole di propano, di servizio al centro commerciale, c’è la linea dell’alta tensione, c’è un vento fortissimo che sposta il fumo. Meglio mettere in sicurezza il centro commerciale. Così nella galleria risuona l’altoparlante che invita ad uscire ordinatamente. Qualcuno rimane all’esterno a guardare i pancali ridursi in cenere.
Anche Simona Coppa rimane ad osservare le fiamme: la sua casa confina con il deposito, a due passi c’è il suo negozio di agraria. L’hanno fatta uscire e lei ha avuto solo il tempo di mettere in salvo la sua cagnolina. Guarda le fiamme arretrare, capisce che i vigili del fuoco stanno vincendo la battaglia e tira un sospiro di sollievo: « Ora va meglio, prima ho visto le fiamme arrivare ai fili dell’alta tensione ed ho temuto il peggio».
Alle 21 è evidente che il fuoco si è arreso, circondato dall’acqua lanciata in pressione dalle autobotti. L’acqua vince , non ci sono le fiamme, ma arriva il fumo, così tanto fumo che l’autostrada viene chiusa: non si vede ad un centimetro.
All 21 e 30 il traffico non c’è più, qualche autobotte lascia il campo di battaglia. Al Carrefour arrivano i cani dell’unità cinofila fiorentina: di fronte ad un allarme bomba - seppur giudicato infondato - nulla deve essere lasciato al caso. I cani ispezionano ogni angolo: un lavoro lungo. Una notte impegnativa.
E una città che non va a letto tranquilla.
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