Cave: infortuni in calo del 60% in dieci anni
Non diminuiscono però gli incidenti mortali. I dati consegnati alla senatrice Sara Paglini (M5S)
CARRARA. Negli ultimi 10 anni il numero di infortuni in cava è sceso del 60%: non diminuiscono però gli incidenti mortali. Tra il 2005 e il 2015 se ne sono registrati 8 con una media di 1 ogni 15 mesi e il triste record del 2015, con due vittime in tre mesi. Il tutto mentre il numero degli addetti cala e i volumi di materiali estratti aumentano. Lo dicono i dati consegnati alla senatrice Sara Paglini (M5S) membro della Commissione Infortuni sul lavoro. Tra il 2005 e il 2015 gli incidenti in cava sono diminuiti sensibilmente, addirittura del 60%. Dai 167 infortuni del 2005 si è passati infatti ai 69 dello scorso anno con un cambio di passo netto tra il 2011 e il 2012, quando si è scesi da 118 a soli 70 incidenti. Lo dicono i dati dell’Osservatorio infortuni della ex Asl1 consegnati alla commissione Infortuni sul lavoro del Senato, impegnata in un’indagine sulle morti in cava. Secondo Asl il trend è in linea con quello regionale e nazionale ma, alle cave, c’è «una peculiare importanza rispetto alla possibilità di infortuni gravi». Non è un caso, probabilmente, che il numero dei cavatori morti sul lavoro sia rimasto pressoché costante: nel decennio esaminato, si è registrato un incidente mortale ogni anno, con le eccezioni “virtuose” del 2008, 2009 e 2013 – quando non ci sono stati decessi - “compensate” dai due morti dello scorso anno. Otto vittime in dieci anni con una media di una “morte bianca” ogni 15 mesi. Il tasso di mortalità tra i cavatori però in realtà sale perché, dal 2005, il numero di addetti è diminuito: sempre secondo le cifre dell’Osservatorio, negli ultimi 10 anni i lavoratori delle cave si sono ridotti del 10%. Non solo, nella nota dell’Osservatorio si legge inoltre che «le modalità in cui si evolvono le lavorazioni rappresentano un incremento dei rischi. Ciò è dovuto alla sempre maggiore aggressività ed efficacia produttiva delle tecniche di coltivazione, al progressivo esaurimento dei giacimenti noti, ai vincoli più pressanti che possono limitare l’allargamento e gli spazi, agli elevati benefici economici che derivano dalle coltivazioni dei materiali più pregiati nonché - afferma la nota - dall’assenza di norme specifiche per contrastare i casi sempre più frequenti di “coltivazione di rapina”». Come a dire che alle cave si cerca di estrarre “tutto e subito” in un sistema che sembra anteporre la produttività alla sicurezza. Non solo, per tutelare meglio i lavoratori, servono anche interventi sui macchinari, perché, scrivono ancora da Asl, «alcune attrezzature (ad es. le macchine a filo diamantato) risultano essere intrinsecamente insicure in quanto concepite in modo empirico e votate alla versatilità e adattabilità di impiego». L’ultimo decesso in cava, lo ricordiamo, è stato quello di Nicola Mazzucchelli, operaio di 46 anni colpito alla testa da una perlina di filo diamantato il 23 novembre 2015: questo incidente insieme a quello costato la vita solo un paio di mesi prima a Bruno Maggiani, cavatore 46enne caduto da una bancata di otto metri, hanno spinto la Commissione Infortuni sul Lavoro del Senato, ad aprire un’indagine “speciale” dedicata agli incidenti alle cave di marmo. Da allora Sara Paglini, senatrice carrarese del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione ha incontrato rappresentanti delle istituzioni, addetti ai lavori e sindacati per raccogliere dati e testimonianze in vista dell’avvio delle audizioni “ufficiali”. Accompagnata dal consigliere Francesco De Pasquale (M5S) e da alcuni attivisti, la senatrice Paglini nei giorni scorsi ha ricevuto una delegazione dei Cobas del Marmo, guidata dal segretario Dino Novembri. Dalla flessione del numero degli addetti all’aumento dei ritmi di produzione, passando per la progressiva sovrapposizione di due figure strategiche e originariamente distinte, quella del capo-cava e del responsabile della sicurezza i Cobas hanno segnalato tutta una serie di priorità che di fatto confermano il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio infortuni e su cui la senatrice Paglini si è impegnata a lavorare.
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