«Beni estimati, la Regione faccia chiarezza»
Legambiente commenta la sentenza del tribunale di Massa: ora basta con le posizioni ambigue
CARRARA. «La sentenza del giudice Puzone che, accogliendo le istanze di Omya e Barattini, riconosce la natura privatistica dei beni estimati e solleva sei questioni di costituzionalità sulla Legge regionale 35/15 sulle cave, apre prospettive estremamente preoccupanti per il futuro della nostra città e delle cave, bene comune di tutti i cittadini di Carrara».
Lo sostiene in una nota Legambiente, a commento della sentenza del tribunale di Massa che ha accolto i primi ricorsi sui beni estimati.
«È evidente che il riconoscimento della natura privatistica dei beni estimati appare improntato ad un approccio ristrettamente civilistico (come se le cave fossero un bene patrimoniale qualsiasi) che sembra ignorare il dibattito di quasi un secolo sulla questione. Gli studi dell'avvocato Piccioli, i pareri del prof. Barile e di altri illustri giuristi e per ultimo, quello del prof. Conte, consulente della Regione, giungono a conclusioni del tutto opposte, riconoscendo i beni estimati come facenti parte del demanio pubblico- scrivono gli ambientalisti ».
«La sentenza - aggiungono - sembra tener conto solo letteralmente anche del pronunciamento 488/95 della Corte Costituzionale che, se è pur vero che non ha trattato espressamente dei beni estimati, oltre a stabilire la natura degli agri marmiferi come beni indisponibili del comune di Carrara, ha riconosciuto la potestà pubblica dello Stato e dei comuni di Carrara e Massa (ai sensi dell'art. 64 della legge mineraria del 1927) di legiferare sulle cave superando anche le leggi estensi e i regimi proprietari di quel tempo».
«Quando fu adottata la Legge regionale 35 sulle cave, avanzammo alla Regione alcune osservazioni che, alla luce dei fatti odierni, si sono rivelate profetiche. Altrettanto realistico si è rivelato il rischio, da noi esplicitato chiaramente, che anche i titolari di autorizzazioni si sarebbero serviti di questo "cavallo di Troia" per rimettere in discussione quanto la Corte aveva già stabilito - prosegue - Nelle stesse osservazioni avevamo anche sostenuto che "vista la necessità di un testo costituzionalmente inattaccabile dagli inevitabili ricorsi degli attuali detentori" era fondamentale "disporre il passaggio dei giacimenti marmiferi dalla categoria "cave" a quella di "miniere"".
La lettera alla Regione. In merito alla sentenza del tribunale di Massa che ha affermato la natura privatistica dei beni estimati ed ha sollevato sei questioni di costituzionalità della L.R. 35/15, vi alleghiamo il nostro comunicato stampa odierno in cui chiediamo atti concreti ed immediati per riaffermare la proprietà pubblica dei giacimenti marmiferi: iscrivendo il marmo nella categoria delle miniere (come già fatto dalla Regione Calabria; esguendo rapidamente la ricognizione dei confini dei beni estimati al 1731.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
