La manifestazione
Al Cap le “forme” di Jorge Romero e Stevens Vaughn
L'esposizione, ospitata al Centro di Arti Plastiche, sintetizza la collaborazione tra artisti carraresi e versiliesi
CARRARA. Inaugurata il 18 marzo, rimarrà aperta fino al 17 aprile. Una mostra, quella ospitata al Centro di Arti Plastiche carrarese, che sintetizza la collaborazione tra la comunità artistica carrarese e quelle versiliese. L’esposizione, curata dallo stesso Cap e da Hafnia foundation, dal titolo “La memoria della forma”, ospita le opere di Jorge Romeo e Stevens Vaughn.
Le creazioni dei due artisti muovono da domande forti: cosa c’è dietro un’opera, dietro la scelta di un soggetto, del colore e della luce, di una forma fisica compiuta o dello scorrere del colore su una superficie? Una riflessione su se stessi? Sulla propria gioia e sul proprio dolore o sull’umanità? Forse c’è solo un gioco di sorte e attenzione su ciò che ci sembra meno importante al momento, ma che ha pari dignità e importanza in quanto esiste come oggetto, forma o pensiero.
In questo discorso si inseriscono le sculture dell’artista argentino, ma da molti anni radicato in Toscana, Jorge Romeo e le opere dell’artista americano Stevens Vaughn presentate per questa occasione.
Nel suo fare scultura Jorge Romeo non esprime lo spazio sino a che lo trasforma, senza dividerlo; ma la scultura - parlando in senso tecnico - può essere solo la materializzazione di una forma in uno spazio? A volte - come qualsiasi espressione artistica - è una maniera di esorcizzare, un disperato sforzo per apprendere, per appropriarsi del mondo. L’artista dimostra che queste due concezioni possono non essere esclusive nè tanto meno parallele. Il suo punto di partenza è il quotidiano; egli però non cerca di replicare la realtà apparente, ma si spinge fino a scoprire l’architettura occulta insita in essa. Il risultato è, in essenza, molto chiaro per integrità ed equilibrio compositivo. Anche il lavoro di Stevens Vaughn svela il senso di una essenzialità visiva, solo apparentemente confusa, ma strutturalmente legata alla visione ironica e colorata della vita. La struttura, forse meglio dire la “ritualità”, di ogni opera è composta quindi come l’espressione di un pensiero non verbale, trasformato in una struttura articolata e consolidata. Macchie, colature veloci, prepotenze cromatiche: come dice Mark Rothko “Un’ opera non è qualcosa che riguarda un’esperienza: è un’esperienza”. E l’esperienza del creare si trasforma nei due artisti in una memoria del vissuto, in poche parole nella memoria della forma.
«Con questa mostra nasce la collaborazione fra il Centro di Arti Plastiche di Carrara e Villa Bertelli, che si auspica consentirà scambi di attività espositive di opere e contatti fra le due comunità artistiche, quella di Carrara e quella versiliese» spiega l’assessore alla cultura Giovanna Bernardini.
La mostra rimarrà aperta fino al 17 aprile con orario: dal martedì a giovedì 9.30 - 12.30 e da venerdì a domenica 16.30 - 19.30
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
