Il Tirreno

l’attacco di rifondazione

«Il Comune è sottomesso ai signori del marmo»

«Il Comune è sottomesso ai signori del marmo»

CARRARA. Nell’ambito delle reazioni allo studio sulla messa in sicurezza del Carrione del professor Seminara, Rifondazione Comunista interviene con un duro attacco al sindaco Zubbani. Nell’ottica di...

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CARRARA. Nell’ambito delle reazioni allo studio sulla messa in sicurezza del Carrione del professor Seminara, Rifondazione Comunista interviene con un duro attacco al sindaco Zubbani. Nell’ottica di agevolare la rimozione delle terre dal monte il primo cittadino ha annunciato un abbassamento delle tariffe. Cosa che non trova d’accordo gli esponenti di Rc. «Abbassare le tariffe? È un segnale di subordinazione allo strapotere dei signori del marmo»: Rifondazione Comunista commenta così le dichiarazioni con cui il sindaco di Carrara Angelo Zubbani ha annunciato l’abbassamento delle tariffe sulle terre per incentivarne la rimozione dalle cave.

Tutto nasce dallo studio del professor Giovanni Seminara che parlando della messa in sicurezza del Carrione aveva indicato come prioritaria la sistemazione della situazione a monte a iniziare proprio dalla rimozione delle terre dai ravaneti. «Trasferire questi materiali a valle è già contemplato nei piani di coltivazione. Tutti devono smaltirli correttamente anche se costa, è previsto dalle norme» osservano i rifondaroli, definendo «infelici e inopportune» le parole di Zubbani. «Bisogna rispettare le regole. Se poi il mercato delle terre è in calo, questo non può diventare un problema per la sicurezza della città» spiega Massimo Menconi, consigliere di Rifondazione sottolineando che «abbassando le tariffe l’amministrazione dà l’impressione di piegarsi a qualcuno». Altrettanto duro Piero Marchini, coordinatore comunale di Rifondazione: «Quella mina sui monti che pende sulla testa della città va rimossa, altrimenti gli sforzi economici e tecnici per mettere in sicurezza il Carrione sono vani. Io dico al sindaco di immaginare una carrozzeria che butta via nei campi i residui delle sue lavorazioni. O una segheria che come accadeva un tempo continuasse ancora oggi a sversare nel territorio gli scarti della segagione. In tanti settori – conclude Marchini - sono stati raggiunti obiettivi importanti non si capisce perché al monte non sia così». Di qui l’appello dei rifondaroli all’amministrazione affinchè faccia rispettare i piani di coltivazione, pena la sospensione delle autorizzazioni. (cch)

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