Il Tirreno

Il commento - La bandiera dell'anarchia però non è stata ammainata

Alessandra Vivoli
Il commento - La bandiera dell'anarchia però non è stata ammainata

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Forse un intervento del genere in tanti, a Carrara, lo avrebbero sperato, ma in altri luoghi. Per esempio per fare ultimare i lavori al Politeama. Ecco, quell’intervento, più che sperarlo, se lo sarebbero augurato per lo storico teatro cittadino - sede del Germinal un pezzo della storia dell'anarchia carrarese - da anni ormai chiuso, con tanto di transenne nella piazza d'ingresso della città. O magari per dare una accelerata al cantiere, anche in questo caso infinito dell'altro teatro cittadino, gli Animosi.

E forse tutto quel dispiegamento di forze alcuni lo avrebbero auspicato per mettere ordine in quel mondo delle cave dove una maxi indagine della Procura ha portato a galla (con trenta nomi iscritti nel registro degli indagati) un sistema di evasione e di, per ora solo presunta, illegalità. È il modo. È l’obiettivo che diventa difficile da comprendere per molti. E forse per tutti questi motivi la città ieri mattina non ha capito quelle camionette, quell'assetto di guerra per sgomberare il circolo anarchico di via Apuana. Quei locali ripuliti da anni di degrado dal collettivo "Foc al Foc" dove dormivano poche persone e dove c'erano bandiere, libri, fiaschi di vino e qualche chitarra.

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Quei locali, ha commentato qualcuno, che “gli anarchici cattivi avevano strappato al degrado, e che adesso saranno ufficialmente riconsegnati all’abbandono». A quell’oblio dove erano caduti dopo essere stati location dell’ultima Biennale di scultura. Fóc al Fóc (fuoco al fuoco) usava dire Goliardo Fiaschi, uno dei grandi anarchici carraresi. Era il suo "grido di battaglia". Una battaglia che gli anarchici del collettivo hanno solo rinviato. Perché, hanno detto, loro non si fanno dettare i tempi da nessuno. Nemmeno da un'ordinanza di sgombero che la città fatica a capire. Nemmeno dai giornali. E in questo sono anarchici, fino in fondo.

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