Il dolore
Un’altra condanna per Diabolik
Il morso al carabiniere che lo stava arrestando sul treno costa diciotto mesi a Riccardo Vignozzi
CARRARA. È stato condannato a diciotto mesi Riccardo Vignozzi, per gli amici Diabolik, figlio di Roberto Vignozzi, l’ex postino che la mattina del 27 gennaio ha freddato il maresciallo Antonio Taibi davanti la sua abitazione. Un colpo di pistola esploso dall’uomo per vendicare il figlio, a suo modo di vedere finito nei guai a causa del primo arresto subito dopo un’indagine del sottufficiale. Il giudice Ermanno De Mattia lo ha ritenuto colpevole del reato di resistenza e lesioni a un carabiniere. Il trentunenne aveva morso a una mano il militare che lo stava ammanettando dopo averlo sorpreso mentre acquistava dell’eroina da un marocchino su un treno regionale. Lo straniero, coimputato nello stesso procedimento celebrato col rito abbreviato, invece è stato condannato a dieci mesi per spaccio di droga. Vignozzi, difeso dall’avvocato Guido Bernieri,che sta scontando un’altra condanna ai domiciliari, era presente in aula.
L’arresto era avvenuto un paio di settimane fa. Diabolik si trovava a Massa grazie a un permesso che gli aveva accordato il giudice di sorveglianza, proprio per fargli visitare il padre in carcere. Non credeva però di avere alle costole due militari in borghese, che lo hanno pedinato fino a bordo al convoglio regionale 11446 Pisa-La Spezia. Un’operazione rocambolesca dovuta all’intuito dei carabinieri del nucleo investigativo di Massa, che hanno visto Diabolik in strada e hanno deciso di seguirlo per vedere se rispettava le restrizioni che gli aveva imposto il giudice che lo aveva mandato a casa a scontare la condanna per un precedente reato legato alla droga. Vignozzi doveva tornare immediatamente ad Avenza e per questo aveva dato appuntamento allo spacciatore sul regionale. Non lo poteva fare, però. Se non avesse reagito all’arresto, mordendo uno dei militari, non sarebbe stato condannato così pesantemente però.
Prosegue a fari spenti invece l’indagine che coinvolge il padre Roberto. Da Roma sono arrivati i risultati sulle prove stub fatte sui figli dell’ex postino: non sono state trovate tracce di polvere da sparo né su di loro né su alcuni capi di abbigliamento analizzati dai ris. I colleghi del nucleo investigativo di Taibi intanto stanno completando l’ascolto dei testimoni che dopo l’omicidio del sottufficiale si sono fatti avanti per collaborare con l’Arma. Ci vorrà ancora qualche settimana per sentire tutti, si tratta di una fase importante dell’indagine e i carabinieri non vogliono tralasciare nulla. Così come non vogliono tralasciare nulla gli inquirenti che si stanno occupando di identificare quelle persone che hanno pubblicato su Facebook post offensivi contro Taibi a margine delle notizie sul delitto. La procura ha diversi nominativi da controllare e ha già iniziato a verificarli uno per uno. Ci vorrà tempo. Il reato è quello di diffamazione. La famiglia della vittima non ha ancora deciso se muoversi contro chi ha infangato la memoria del maresciallo.
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