Il Tirreno

Riva Ronchi chiede 2 milioni

di Chiara Sillicani
Riva Ronchi chiede 2 milioni

La società non ha costruito e vuole gli oneri di urbanizzazione già versati

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MASSA. La storia ha inizio nel 1969 e si articola in capitoli e paragrafi. Certo è che l’ultimo di quei capitoli rischia di pesare - e parecchio - sulle casse di Palazzo civico. Un peso pari a due milioni di euro.

È questa, infatti, la cifra che Riva dei Ronchi, il gruppo che avrebbe dovuto realizzare un mega complesso turistico-residenziale, chiede al Comune. La società quei soldi li ha versati: sono gli oneri di urbanizzazione dovuti a via Porta Fabbrica. Quando il privato ottiene la concessione a costruire - per spiegare il concetto - il Comune, al momento del rilascio, chiede appunto il pagamento degli oneri. I soldi sono “il corrispettivo” per tutte le opere che Palazzo civico deve realizzare, a contorno dell’edificazione: dalle fognature all’illuminazione. Così quando la società ha avuto il via libera a costruire nel terreno in fondo a viale della Repubblica, ha pure pagato quanto richiesto. Ma di case e di alberghi non ne sono sorti e soprattutto non ne potranno sorgere più. Il regolamento urbanistico parla chiaro: l’area in questione è in zona Pime (a pericolosità idraulica molte elevata). E dove il rischio è così alto, non si può gettare neanche un centimetro cubo di cemento. Così quando la società ha dato una letta al regolamento, ha preso carta e penna e scritto al Comune: se gli atti ci vietano di edificare, se non possiamo alzare neppure una baracchina, beh allora i soldi degli oneri di urbanizzazione ce li ridate. Anche perché se non ci sono case e alberghi - questa la ratio - non servono neppure le opere di “contorno”. Ricevuta la lettera, Palazzo civico si è messo al lavoro e ha incarico gli uffici legali di fare il punto. Del resto 2 milioni di euro sul bilancio comunale pesano e parecchio e se il Comune dovesse sborsarli, beh gli investimenti subirebbero un bel rallentamento. E non solo: la legge impone che nel bilancio sia prevista una posta per far fronte ai contenziosi legali. E se Massa si trovasse ad affrontare il tema oneri di urbanizzazione davanti al Tar, di soldi per il contenzioso in bilancio ne dovrebbe accantonare parecchi.

Una bella botta, insomma, per le finanze comunali. Sempre che quegli oneri l’amministrazione debba restituirli.

Del resto la vicenda Riva dei Ronchi è alquanto complicata con tanto di ricorso ancora pendente davanti al Consiglio di Stato. La vicenda - dicevamo - comincia nel 1969 quando si fa spazio l’idea di un investimento nell’area umida tra viale della Repubblica, via Donizetti, via Bellini e via dei Canneti. Ma passano parecchi anni prima che l’idea si concretizzi in una convenzione tra Riva dei Ronchi, proprietaria dell’area, e il Comune. Convenzione siglata il 31 agosto 1994 davanti al notaio Natale Votta. L’atto - per spiegare il ricorso al Consiglio di Stato - stabilisce che la struttura alberghiera, all’interno del complesso, sia realizzata entro 4 anni dalla sottoscrizione.

E per ogni mese, o frazione di mese, di ritardo, è previsto che la società paghi una penale di 50 milioni di lire (pari a 25.800 euro). A garanzia c’è pure una fideiussione di 4 miliardi di lire presso la Unicredit. L’albergo, a causa di varie vicissitudini, non sorge e Riva dei Ronchi paga le penali. Tutte, fino all’ultimo centesimo, ma decide di ricorrere al Tar. Il tribunale respinge il ricorso e accoglie le ragioni del Comune, la società fa appello al Consiglio di Stato che ancora non si è pronunciato.

Vicenda complicatissima, quindi, a cui adesso si aggiunge un tassello: la richiesta da parte della società della restituzione di 2 milioni di onori di urbanizzazione.

Vero che una opzione B c’è ed è legata a doppio filo alla realizzazione dei mega lavori lungo l’argine del Frigido. Se il fiume venisse messo in sicurezza e di conseguenza il reticolo minore, l’area umida di Riva dei Ronchi potrebbe vedere ridotto il rischio idraulico e ricadere non più zona Pime, ma Pie (pericolosità idraulica elevata). Potrebbe, quindi delinearsi la possibilità di un progetto di perequazione: la società fa interventi radicali sul reticolo e riduce ulteriormente la pericolosità, il Comune concede di poter realizzare qualcosa seppur di dimensioni limitata.

Un’ipotesi ancora costellata di “se” e di “ma”. Per ora di certo c’è una lettera in cui Riva Dei Ronchi valuta di avere indietro i due milioni di euro versati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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