Il dolore
Ravaneti, il sindaco contesta gli studi della Regione
Zubbani risponde al professor Giovanni Seminara, incaricato dello studio idraulico del Carrione, in particolare per quanto riguarda il delicato tema della situazione a monte: "I dati sui volumi sono più grandi della realtà"
CARRARA. All'indomani dell'incontro pubblico sullo stato di salute del Carrione, il sindaco Angelo Zubbani torna sui temi più caldi del dibattito, dalle "grandi opere" ai ponti storici, senza rinunciare a una "difesa" dell'operato della sua amministrazione sul fronte della gestione del lapideo. Il primo cittadino ci tiene a mettere i puntini sulle "i" e a rispondere al professor Giovanni Seminara, incaricato dello studio idraulico del Carrione, in particolare per quanto riguarda il delicato tema della situazione a monte. Un argomento su cui il docente genovese è andato giù duro, anzi durissimo, parlando di una «situazione non più sostenibile» e insistendo sulla necessità urgente di una «opera di risanamento gigantesca».
Il professore è stato chiaro: senza una sistemazione dei ravaneti, qualsiasi opera venga fatta a valle sarà insufficiente. A sostegno della sua tesi, Seminara ha snocciolato i dati sui materiali di risulta dell'attività estrattiva: le cave "sfornano" 3 milioni di tonnellate all'anno (nel 1998 erano "solo" 1,5 tonnellate) di "detriti" di cui solo il 16% viene regolarmente smaltito a valle.
Il resto rimane tutto là, sui monti alle spalle di Carrara e, quando piove in modo intenso, tende a scivolare giù verso la città, perché la tecnologia degli ultimi 30 anni ha reso sempre più sottile la marmettola che dunque fa slittare i detriti come "sciolina", e perché nel frattempo i fondovalle sono stati asfaltati, per diventare strade.
«Seminara forse ha mancato di rapportarsi con gli ufficio comunali perché i volumi e i dati sulle terre che ha fornito erano sicuramente implementati rispetto alla realtà» attacca Zubbani ricordando che i settori Marmo e Ambiente sono da tempo impegnati in un monitoraggio costante della situazione.
«Solo qualche giorno fa è partita una nuova bonifica, sul ravaneto di Sponda, per salvaguardare le sorgenti. E' stata finanziata con le risorse del ministero dell'Ambiente» spiega il primo cittadino lasciando intendere che le tonnellate di detriti che giacciono nei nostri bacini sono decisamente inferiori a quelle indicate da Seminara.
«Il tema delle terre da gestire esiste» precisa subito dopo Zubbani, che coglie l'occasione per annunciare l'imminente riduzione del canone proprio su quei materiali di risulta contro i quali si è scagliato il professore: «Nella predisposizione delle nuove tariffe per le terre abbiamo intenzione di diminuire sensibilmente il canone che fino a oggi era di 0.65 euro a tonnellata. Ridurremo il balzello per incoraggiare il trasporto a valle» anticipa il primo cittadino.
Non si tratterà di un azzeramento totale, lascia intendere Zubbani, ma di un taglio importante, nella speranza di convincere gli operatori a portare a valle il materiale evitando che si accumuli pericolosamente a ridosso della città. Certo, il tema della rimozione dei ravaneti anche in tema di sicurezza idraulica è destinato a far discutere. Così come la complessità delle opere che i progettisti incaricati dalla Regione ritengono indispensabili nella zona a monte del Carrione. Si tratta del sistema delle mini dighe (sono alte quindici metri) , una dozzina in tutto che garantiranno una tenuta del Carrione in naso di piena. Non solo è previsto anche un bypass di circa 500 metri sotto il monte d’Arma
Dal punto di vista prettamente ingegneristico, Seminara ha proposto l'installazione di una dozzina di "invasi" nei bacini di Gragnana, Colonnata, Torano e Pescina Boccanaglia e un bypass sotto il monte D'Arma che convogli l'acqua del canale "Torano" nel Gragnana. Le mini dighe dovranno trattenere l'acqua piovana a monte durante le precipitazioni più intense e di rilasciarla, lentamente, a fenomeno concluso. L'obiettivo è di "invasare", ovvero trattenere, un milione di metri cubi d'acqua. Un paio sorgerebbero sul Gragnana, una a monte e una a valle del paese, tre nel bacino di Pescina Boccanaglia, tre a valle di Torano e quattro nel versante di Colonnata. «Chi progetterà queste opere dovrà valutare l'impatto su insediamenti e viabilità, ma si tratta di un intervento fattibile» ha precisato il professore.
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