Attenzione
I gessi tornano dall’esilio e vanno a Palazzo Binelli
Sette prestigiose opere portate a Pisa per il restauro e poi dimenticate per anni, in una mostra voluta dall’Accademia di Carrara
CARRARA. Finalmente eccoli tornare a casa, a Carrara, i sette gessi, le sette prestigiose opere d'arte, figlie della tradizione scultorea di Carrara risalenti al secondo Ottocento. Erano state portate a Pisa, anni fa, presso i depositi del Museo di San Matteo perché venissero sottoposte a restauro ma poi rimasero lì, quasi dimenticate, per molto tempo.
Ora, grazie alla collaborazione e alla sinergia fra l'Accademia delle Belle Arti di Carrara con la Fondazione della Cassa di Risparmio di Carrara sono tornate restaurate, per restare. Si tratta di: "Il ritratto di Pietro Tacca" di Carlo Fontana, "Pittrice pompeiana" di Wilhelm Bissen, "Amore prigioniero" e "Fanciulla con ghirlanda" di Giovanni Fontana, "L'educazione materna" e "Diana" di Eumene Giovanni Baratta e infine "Bacco ebbro" di Pietro Lazzerini e sono tutte esposte a Palazzo Binelli dove i visitatori possono ammirarle già da ieri, giorno di inaugurazione della mostra.
Gli scultori più illustri si recavano a Carrara per scegliere personalmente i marmi più pregiati per le loro opere; essi, una volta in città, entravano in contatto con l'Accademia di Belle Arti. Molti di loro realizzarono e donarono alla scuola gessi e bozzetti che costituiscono oggi un patrimonio di assoluto valore artistico. Proprio dal desiderio e dalla volontà di recuperare queste opere firmate dai più grandi scultori, anni fa iniziò un percorso di recupero e restauro curato dall'Accademia, che permise di realizzare la mostra D'Après Canova nel 2010 con 20 gessi restaurati e 2 anni dopo, la mostra di Elisa con altri 20 gessi restaurati, sempre a Palazzo Binelli. Quindi si tratta di un ritorno che avviene all'insegna di una continuità progettata e sulle orme di una politica già intrapresa da tempo.
La presidente dell'Accademia, Anna Laghi, spiega come sia stato fondamentale il contributo da parte della Fondazione della Cassa di Risparmio di Carrara che ha finanziato le varie campagne di restauro fin qui svoltesi, tenuto conto che trattandosi di opere d'arte sulle quali esistono dei vincoli della Soprintendenza, il trasporto necessario per i trasferimenti dai vari depositi e laboratori di restauro, doveva avvenire con particolari accorgimenti: le opere d'arte devono essere imballate usando imbottiture speciali e il trasferimento deve essere effettuato tramite professionisti specializzati e come quindi questo abbia comportato dei notevoli costi.
Accanto a questa mostra, ieri si è inaugurata un'altra rassegna, a Palazzo del Principe questa volta, presso l'Accademia: nelle due sale adiacenti all'aula magna sono state dislocate infatti le opere di artisti protagonisti della prima metà dell'Ottocento, eredi della scuola di Canova, come Pietro Tenerani, Carlo Finelli, Luigi Bienaimé, Nicola Marchetti, Ferdinando Pelliccia e ancora altri; opere che, precedentemente ospiti presso Palazzo Binelli, hanno dovuto lasciare spazio alle opere ritornate dal lungo esilio pisano.
«L'intento che ci anima- spiega Lucilla Meloni, direttrice dell’Accademia di Belle arti – in proposito- è di valorizzare il patrimonio dell'Accademia rendendo fruibili ed accessibili nel luogo dove sono nate le opere che lo compongono».
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