Sicurezza
Finisce a processo per la casa popolare, assolto dal giudice
CARRARA. Non era un furbetto, ma un pensionato con una vicenda dolorosa. Il giudice lo ha assolto con formula piena. La vicenda vede protagonista un padre pensionato, con figlia a carico,...
CARRARA. Non era un furbetto, ma un pensionato con una vicenda dolorosa. Il giudice lo ha assolto con formula piena.
La vicenda vede protagonista un padre pensionato, con figlia a carico, assegnatario da oltre 40 anni di un alloggio popolare. L’uomo ha ereditato dalla madre un rudere, a Torano. Quella proprietà non finisce mai nella sua dichiarazione dei redditi: visto che non è affittata e non gli dà un centesimo di guadagno - questa la tesi difensiva dell’avvocato Giovanni Macchiarini- lui ritiene che la proprietà non debba essere indicata. “Scoperto”, finisce a processo perché non dichiarando quel bene immobile, avrebbe ottenuto un risparmio di 20 euro sull'affitto dell'alloggio popolare. Una vicenda finita con l’assoluzione da parte del giudice Fabrizio Garofalo: «perché il fatto non costituisce reato». Ma, soprattutto, una vicenda dolorosa dal punto di vista umano. L’uomo si è visto trascinare di fronte al giudice con l'accusa di falso e truffa aggravata. Non solo, è stato dichiarato dal Comune di Carrara decaduto dall'assegnazione dell'abitazione popolare perché avrebbe omesso di dichiarare la titolarità di un alloggio (il rudere) ereditato. La difesa ha evidenziato che la legge regionale prevede che la decadenza possa essere disposta solo in caso di titolarità di proprietà di altro alloggio purchè "adeguato alle esigenze del nucleo familiare" e stessa cosa vale rispetto all'obbligo di dichiarare la titolarità di altro alloggio. In tribunale hanno sfilato i finanzieri che hanno effettuato l'accertamento da cui è partito il procedimento penale. La difesa ha prodotto perizia giurata dell'architetto Antonio Moisè sulle condizioni fatiscenti dell'immobile e certificazione Asl. Il giudice Garofalo ha assolto l'imputato. «Vivo con una pensione di 800 euro dopo una vita di lavoro, non so più come andare avanti - ha commentato il protagonista della vicenda -Sono felice di aver incontrato la Giustizia con la G maiuscola ed un giudice, il dottor Garofalo che ha dimostrato di applicare la legge con grande senso di umanità ed equilibrio. Ci sono certamente casi di soggetti assegnatari di case popolari che non le meritano ed ai quali tali case non spettano e viaggiano su macchinoni. Ma vanno ben distinti i casi».
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