Toscana
«Ospedale, ancora tutto da organizzare»
Duro attacco di Cgil e lavoratori: poco personale, turni massacranti, oss che mancano. E continuano i cattivi odori nei bagni
MASSA. Infermieri costretti ai salti mortali, tecnici che sudano sette camicie (o camici), operatori sanitari che girano come trottole da un piano all’altro per accompagnare i pazienti a fare visite ed esami. Poco personale e una disorganizzazione che impedisce, anche ai quei pochi, di lavorare al meglio.
La Cgil guarda al nuovo ospedale e traccia un quadro davvero poco incoraggiante. Per chi al Noa ci lavora e per chi in reparto ci finisce per farsi curare.
Il nodo delle assunzioni e gli oss che mancano. L’azienda sanitaria annuncia un piano assunzione, ma per Valerio Musetti, segretario Cgil Sanità - le new entry non sono sufficienti. Non per ridare fiato all’intero sistema. E l’anello più debole della catene sono gli operatori sanitari: mancano gli oss addetti al trasporto dei pazienti, quelli - per esplicitare - che accompagnano il malato da un piano all’altro per fare analisi, radiografie, visite. A fare eco alla Cgil pensa un gruppo di infermieri, descrive turni lavorativi stremanti:« Gli operatori addetti al trasporto - per entrare nel dettaglio - sono due in area medica, due in area chirurgica. Pochissimi, così ad accompagnare i pazienti negli ambulatori pensiamo noi, allontanandoci continuamente dal reparto». Insomma, l’infermiere fa l’oss, porta il paziente a fare i controlli, sale e scende da un piano all’altro. Vero che nel nuovo ospedale esistono percorsi dedicati a chi che deve svolgere analisi e accertamenti con tanto di ascensori ad hoc, altrettanto vero che se l’infermiere è impegnato a fare l’operatore, in corsia non c’è e il suo lavoro, salvo che abbia il dono dell’ubiquità, non può farlo. Prassi da superare, quindi. La Cgil lo ribadisce con toni secchi: «Nessuno deve più abbandonare il proprio servizio perché se l’infermiere lascia il reparto viene a mancare il numero minimo sufficiente per garantire l’assistenza al paziente». La direzione ospedaliera assicura che i percorsi per implementare gli oss sono in corso, ma il sindacato annuncia che il tempo dell’attesa è finito.
Relazioni sindacali calde. Disorganizzazione - spiega Cgil - e mancato rispetto delle relazioni sindacali con «logiche del tutto parziali e discriminatorie», «richieste illegittime per la copertura volontaria dei turni senza confronto con i sindacati, personale che salta il riposo perché viene richiamato in servizio. Turni - prosegue il quadro - definiti in extremis» impedendo una programmazione ai lavoratori. Insomma, secondo il sindacato la parola d’ordine in viale Mattei è l’improvvisazione. E tanta parte dei problemi - è la lettura del sindacato - è legata al nuovo modello di gestione dell’ospedale, definito per intensità. Un modello - per semplificare - che supera i vecchi reparti e organizza il lavoro in due grandi aree: quella medica e quella chirurgica. Cgil ritiene che quel modello debba «essere adattato al contesto, mantenendo blocchi specialistici omogenei». Varl a dire garantendo un’equipe per ogni specialità (come nel vecchio reparto appunto).
I disservizi per l’utente. Problemi per i lavoratori che - questa è la conclusione di Cgil - si riflettono immediatamente sul cittadino. Del resto le lamentele su alcuni temi “caldi” non mancano anche se - ad onore del vero - spesso quelle lamentele non riguardano gli standard di assistenza, ma la qualità della struttura. Un esempio può aiutare a comprendere il concetto: i bagni che - insistono gli utenti - ancora puzzano, soprattutto nell’area dialisi. E per usarli tocca tapparsi il naso. Tutta colpa dei sifoni che sono comunque - parola della direzione - in fase di sostituzione. Per non parlare dei telefonini che ancora non funzionano. O dell’elisoccorso che aspetta il via libera a decolli e atterraggi. Insomma, disservizi per chi in viale Mattei lavora e per chi lì arriva per curarsi.
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