Il Tirreno

Nuova perizia per il padre che uccise il figlio

Nuova perizia per il padre che uccise il figlio

Si aprirà a maggio davanti alla Corte di assise di Genova il processo di appello per Giuseppe Muracchioli

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CARRARA. Una nuova perizia psichiatrica per Giuseppe Muracchioli, l’ex commerciante e maestro di arti marziali di 81 anni, che nel settembre del 2011 uccise con cinque colpi di pistola sparati in pieno petto il figlio 39enne, Massimo. L’uomo è stato condannato in primo grado (con rito abbreviato) a 14 anni di carcere – pena che sta scontando, data la sua anziana età, in casa, con il solo obbligo di firma– nel giugno del 2014. Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocatessa Giovanna Barsotti, l’omicida non era, al momento dei fatti “capace di intendere e di volere”. L’infermità mentale non venne però riconosciuta: per il consulente del gup Alessandro Trinci, Muracchioli era “capace di intendere”.

Ora, le capacità mentali dell’omicida, o meglio il suo stato psichico in quei tragici momenti in cui impugnò l’arma e sparò al figlio, saranno di nuovo messe sotto le lenti di un esperto. Lo ha deciso la corte di Assise di appello di Genova presieduta dal giudice Annaleila Dello Preite che ha accolto la richiesta dell’avvocatessa Barsotti. Sarà il professor Gabriele Rocca, medico legale e psichiatra forense, docente all’Università di Genova a occuparsi della seconda perizia che potrebbe cambiare molto le sorti processuali di Giuseppe Muracchioli. «La consulenza affidata dalla Corte di assise al professor Rocca – dice Giovanna Barsotti – ci consentirà di esaminare al meglio la personalità del mio assistito e quindi valutare i gravi motivi di infermità mentale che determinarono l’omicidio».

Il processo di appello davanti alla corte di assise di Genova si aprirà il prossimo 30 maggio.

Il delitto avvenne la sera del 3 settembre in via Rinchiosa a Marina di Carrara, nell’abitazione dove padre e figlio vivevano assieme. Al culmine di un litigio, uno dei tanti, Giuseppe Muracchioli estrasse la sua pistola calibro 7,65 dal cassetto del salotto, raggiunse Alessandro in camera da letto e fuoco: cinque colpi che uccisero quasi sul colpo il 39enne. Poi scese in strada, entrò in un negozio di gastronomia e confessò subito: ho sparato a mio figlio. Poco dopo fu arrestato dai carabinieri.

L’epilogo tragico di un rapporto difficile, culminato dalla cupa depressione, un tunnel, in cui da anni era entrato quell’adorato figlio unico.(c.f.)

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