Sicurezza
«I ravaneti vanno tutti rimossi»
Il professor Seminara: «I materiali fini renderebbero inutili tutte le opere»
CARRARA. La messa in sicurezza del centro storico di Carrara e la possibilità per il Carrione di sopportare la piena duecentenale nel suo tratto cittadino resteranno solo miraggi all'orizzonte se prima non si sistemerà la situazione nei bacini marmiferi. Nessuna grande opera, né gli invasi a monte, né il bypass sotto il monte D'Arma, sarà efficace senza un intervento radicale alle cave.
Il professor Giovanni Seminara lo ha detto chiaro e tondo, spiegando che il sistema idrogeologico locale «non può sostenere una "produzione" annuale di un milione di metri cubi di materiali fini ». Il luminare ha puntato così il dito contro l'escavazione o meglio i materiali di risulta dell'attività estrattiva: molti dei problemi idrogeologici del nostro comprensorio deriverebbero dalla marmettola, che oltre a inquinare fonti, falde e aria, rende più instabili i ravaneti. Sì perchè Seminara, in linea con le tesi più volte proferite dalle associazioni ambientaliste - prime fra tutte Legambiente e Sos Carrara - ha spiegato che mentre i "ravaneti storici" sono composti di detriti grossolani che drenano e rallentano l'acqua durante le piogge più intense, quelli recenti sorgono su uno strato di materiale fine, risultato della lavorazione con il filo diamantato, che rendono la montagna più fragile.
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Questo, associato all'aumento esponenziale dei materiali di scarto (da 150 mila tonnellate all'anno della fine del 1800 siamo passati a 1,5 milioni di tonnellate all'anno dell'ultimo ventennio del secolo scorso ai 3 milioni di tonnellate all'anno dei giorni nostri) e al fatto che nelle nostre cave si sono accumulati dall'antichità a oggi 80 milioni di tonnelate di detriti, rende la situazione insostenibile. A peggiorare le cose, ha proseguito Seminara in perfetta linea con gli ambientalisti carraresi più incalliti, contribuisce il fatto che i fondovalle sono stati cementificati e sono diventate strade: così i detriti del monte, che scivolano sulla marmettola, hanno letteralmente la "strada spianata" verso la città, con tutti i rischi che ne seguono.
«A monte serve un'opera di risanamento gigantesca» ha aggiunto il docente, traducendo in numeri l'entità di questo intervento. Oggi solo il 16% dei detriti viene correttamente smaltito a valle. Nei bacini marmiferi di Carrara esistono 630 ravaneti di cui 81 attivi: il totale della superficie occupata è pari a 10 chilometri quadrati. «La sostenibilità dell'attuale attività estrattiva è commisurata alla capacità di trasformare i residui in risorse» ha concluso il professore con un richiamo che suona quanto mai attuale. Proprio ieri il dipartimento di chimica industriale dell'Università di Bologna e la dermatologa Maria Letizia D'Errigo hanno presentato la loro "marble mask" a base di polvere di marmo. E chissà che anche le clinche di bellezza, a modo loro, non possano contribuire alla messa in sicurezza del Carrione.
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