Il Tirreno

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Dodici dighe per salvare Carrara

di Cinzia Chiappini
Dodici dighe per salvare Carrara

Per la difesa idraulica della città serve anche un bypass a monte D'Arma

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CARRARA. Il professor Giovanni Seminara torna a Carrara e illustra il suo piano per mettere in sicurezza il Carrione: per garantire il deflusso delle temute piene duecentennali serviranno una dozzina di dighe a monte, un bypass da 500 metri sotto il monte D'Arma e una "radicale" sistemazione dei ravaneti. Platea delle grandi occasioni a CarraraFiere per l'incontro di aggiornamento con i due luminari incaricati dalla Regione Toscana di studiare lo stato di salute e suggerire gli interventi per la messa in sicurezza del Carrione: dopo l'appuntamento dello scorso novembre - quello per intenderci in cui era stata annunciata la proposta di abbattere i ponti storici del centro città - il professor Giovanni Seminara dell'università di Genova e il suo collega l'ingegner Giovanni Cardinale dello Studio Gpa di Firenze sono tornati a Carrara, insieme all'assessore regionale al Servizio idrogeologico Federica Fratoni e al responsabile del settore Difesa del suolo  Stefano Massini per fare il punto della situazione sugli studi avviati a seguito dell'alluvione del 2014.

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Padrone di casa per questo appuntamento molto atteso il sindaco di Carrara Angelo Zubbani che ha definito il lavoro dei due esperti come il frutto del «rapporto molto proficuo e fattivo» instaurato tra la sua amministrazione e quella regionale. Come anticipato nei mesi scorsi, questa volta il professor Seminara si è presentato con quello studio della situazione a monte sollecitato fin dal suo primo intervento davanti al consiglio comunale di quattro mesi fa, uno studio che mette insieme proposte innovative e suggerimenti di intervento "vecchi" di decenni ma mai attuati. Il docente universitario ha definito senza mezzi termini quella del centro città «una situazione molto compromessa»: per "sistemarla" e consentire quindi al tratto carrarese del Carrione di sopportare le temute piene duecentennali, quelle da 220 m³/s, sono necessarie dunque opere su più fronti, dalle cave alla prima periferia. Dal punto di vista prettamente ingegneristico, Seminara ha proposto l'installazione di una dozzina di "invasi" nei bacini di Gragnana, Colonnata, Torano e Pescina Boccanaglia e un bypass sotto il monte D'Arma che convogli l'acqua del canale "Torano" nel Gragnana. Gli invasi a monte. Si tratta di una serie di "mini dighe" in grado di trattenere l'acqua piovana a monte durante le precipitazioni più intense e di rilasciarla, lentamente, a fenomeno concluso.

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L'obiettivo è di "invasare", ovvero trattenere, un milione di metri cubi d'acqua e così il professor Seminara ha pensato di installare una dozzina di queste strutture, tutte con un'altezza intorno ai 15 metri (e quindi tecnicamente non potrebbero essere definite vere e proproprie dighe) nei bacini montani da cui scendono i rami del Carrione. Un paio sorgerebbero sul Gragnana, una a monte e una a valle del paese, tre nel bacino di Pescina Boccanaglia, tre a valle di Torano e quattro nel versante di Colonnata. «Chi progetterà queste opere dovrà valutare l'impatto su insediamenti e viabilità, ma si tratta di un intervento fattibile» ha precisato il professore. L'altra "grande opera" prevista da Seminara è un bypass sotto il monte D'Arma: si tratta di un tunnel sotterraneo lungo 550 metri che, durante le piene, dovrebbe alleggerire la portata del Torano e scaricare le sue acque nel Gragnana, alleviando di 80 m³/s la capacità del ramo cittadino del Carrione.

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Il bypass inizierebbe ai piedi del cimitero di Marcognano e sfocerebbe all'altezza della Torretta del ponte della Padula, sopra Grazzano, aggirando così il centro storico. Con alcuni interventi di adeguamento, in primis l'ampliamento della campata del ponte della Lugnola, il "Gragnana" sarebbe in grado di sopportare l'aumento della portata, scaricandola nel Carrione a valle della zona più stretta e critica del torrente. «Carrara in questo modo ne risulterebbe fortemente sollevata, credo quello del bypass sia l'intervento da avviare al più presto» si è sbilanciato il professor Seminara, precisando che questa opera darà i suoi frutti (ovvero ottenere che il Carrione sopporti le piene duecentennali) soltanto se associata agli altri interventi da lui suggeriti, incluso l'abbattimento degli attraversamenti storici del centro.

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