Il Tirreno

il caso

Al Garibaldi non c'è niente, lo spettacolo deve cambiare

di Francesca Vatteroni
Una scena dello spettacolo "La Bastarda di Instanbul"
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Una scena dello spettacolo "La Bastarda di Instanbul"

Tanti disagi incontrati da "La Bastarda di Instambul" nell'unico teatro di Carrara. La compagnia è stata costretta a noleggiare un proiettore e modificare la scenografia

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CARRARA.Un proiettore speciale noleggiato apposta, un giorno di allestimento in più per studiare nuove entrate e uscite degli attori, la rinuncia a componenti importanti della scenografia, un nuovo studio delle luci di scena. È la lista che fa il regista Angelo Savelli sui disagi incontrati nella messa in scena alla nuova sala Garibaldi all’indomani della rappresentazione del suo spettacolo “La Bastarda di Istanbul”, andato in scena settimana scorsa.
«C’è un profondo legame di affetto che unisce me e la produzione di La Bastarda alla città di Carrara; - fa sapere il regista - un legame profondo e di lunga data. E non posso che essere riconoscente al personale e ai tecnici che ci hanno dato una mano nell’adattare lo spettacolo al palcoscenico del Garibaldi e soprattutto al pubblico per la bella attenzione che ci ha riservato».

Lo spettacolo teatrale La Bastarda di Istanbul ha terminato ieri la sua tournée con la quale ha raggiunto e varcato la soglia dei più bei palcoscenici toscani: dal Teatro dei Rinnovati di Siena, allo splendido Goldoni di Livorno, al teatro Industri di Grosseto, al teatro di Rifredi di Firenze. Ma qua a Carrara ha dovuto rinunciare a parti importanti di spettacolo perché il palco del Garibaldi è profondo la metà di quanto necessario. La scenografia originaria era formata da un grande schermo posto sul fondo del palcoscenico sul quale venivano proiettate le immagini (parti integranti della scenografia), ma essendo il fondo molto più vicino allo spettatore, la produzione ha dovuto noleggiare un proiettore speciale perché le immagini più vicine fossero riprodotte con qualità. C’erano poi due schermi posti ai lati ma avrebbero impedito le entrate e le uscite degli attori e per questo sono stati tolti. Le entrate e uscite di scena degli attori poi che sono state ristudiate daccapo, cosa che ha comportato un giorno in più di prove.

«Io sono rimasto dietro le quinte durante entrambe le repliche per dirigere gli attori nelle entrate, facevo un po’ come il vigile per indicare agli attori dove andare - prosegue poi Savelli- e il palcoscenico poi è troppo alto, più di due metri: c’era un tappeto molto bello in scena ma lo spettatore non ha potuto vederlo. Così ho dovuto scegliere di sacrificare i due schermi laterali e il sipario, per cercare di offrire uno spettacolo che potesse essere il più decoroso possibile, come Carrara si merita».Lo spettacolo, che ha raccolto un grande successo di pubblico con sold out registrati sia a Carrara sia nelle altre città dove è stato ospitato, è una produzione importante che vede impegnati otto attori in scena e che ha specifiche esigenze tecniche; per cui la produzione, gli attori e il regista, guidati dalla voglia di regalare una rappresentazione che fosse la migliore possibile, hanno dovuto affrontare un maggior sforzo e maggiori costi. «Non tutte le compagnie con spettacoli così articolati forse avrebbero avuto la possibilità di adattare le loro esigenze sceniche come abbiamo fatto noi», continua il regista.
«Se fosse stato disponibile gli Animosi, un teatro che per acustica e per bellezza si può considerare alla pari degli altri importanti teatri toscani-aggiunge infine Savelli- lo spettacolo si sarebbe potuto rappresentare nella sua completezza. La struttura del Garibaldi è di ripiego e non è quello che meriterebbe Carrara».
 

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