Sicurezza
Esuberi a Nca, Pd e sindacati all'attacco: "La società non rispetta gli accordi del 2012"
Carrara, a intervenire sul caso dell’annuncio dei 40 lavoratori a rischio è il segretario comunale del partito, Raffaele Parrini, dopo un incontro avuto con i sindacati: "Controlliamo le concessioni".
CARRARA. «Rivolgo un pressante appello all’azienda a far conoscere in tempi strettissimi su quali basi e piani industriali intenda attestare il futuro immediato e prossimo del cantiere. Altresì ritengo necessario che le istituzioni tutte sottopongano a verifica gli accordi del 2012, individuando quei temi ancora non oggetto di piena attuazione, in particolare legando anche il rispetto di tali accordi ad una puntuale verifica della concessione trentennale delle aree a disposizione della nuova proprietà di Nca». A intervenire sul caso dell’annuncio dei 40 esuberi di Nca è il segretario comunale del Pd, Raffaele Parrini, dopo un incontro avuto con i sindacati.
La preoccupazione sul futuro dei cantieri navali è tanta e, adesso, la esprimono un po’ tutti. Non solo quindi i sindacati.
«Il Pd di Carrara, certo della attenzione che tutte le forze politiche dedicheranno a tale tema, sarà a disposizione con il suo gruppo consiliare per costruire nel consiglio comunale del giorno 21 marzo un mandato chiaro all’amministrazione comunale che coniughi la difesa di un importantissimo presidio industriale per la nostra città con l’esigenza di rispettare gli accordi sottoscritti nel 2012, auspicando su questo la massima convergenza possibile di tutte le forze politiche». Anche i sindacati ovviamente fanno sentire la loro voce. «Considerando che a fine 2016 cesseranno le potenzialità sanzionatorie del ministero in base agli accordi sottoscritti in sede romana, - fanno sapere in una nota Fim, Fiom e Uilm - la domanda sorge spontanea: come si può e a quali interessi risponde la concessione trentennale concessa straordinariamente oggi a Nca».
Si è tenuta l’8 marzo infatti un’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici Nca, da cui è emerso - fanno sapere le tre sigle sindacali - «un clima di rapporti interni deteriorato dai continui atteggiamenti datoriali che sistematicamente mirano a non riconoscere ai lavoratori diritti basilari, come la mensa e gli spogliatoi, un clima che in sostanza conferma la scarsa volontà aziendale di integrarsi nel territorio, territorio che ad oggi - continuano -gli ha permesso di avere un sito produttivo importante logisticamente e che in cambio aveva a suo tempo richiesto solo occupazione e sviluppo per gli addetti storicamente occupati». Secondo i sindacati, e questa non è una novità, non ci sono i presupposti per la concessione trentennale, dal momento che «mentre l’azienda continua a paventare grandi capacità di penetrazione sul mercato di riferimento, di fatto i piazzali dimostrano una scarsa operatività proponendo gli stessi manufatti da tempo in attesa di consegna, o in qualche caso già rivisitazione progettuale a causa di contestazioni avanzate dagli armatori».
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