Il Tirreno

l'intervista

Turismo, Federalberghi: "Nessuno tocchi il nostro aeroporto"

Chiara Sillicani
Turismo, Federalberghi: "Nessuno tocchi il nostro aeroporto"

Sabrina Giannetti, presidente dell'associazione, traccia il quadro dell'economia del territorio. E sulle Rta: ampliano l’offerta, ben vengano ma solo a patto che siano vere

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MONTIGNOSO. Ha ereditato la lungimiranza di suo nonno, di quell’uomo che, vedendo lungo appunto, decise di scendere da Capanne e tentare la fortuna a Cinquale. Si guardò attorno e constatò che a Ronchi di turisti ce ne erano già parecchi (allora), a Forte dei Marmi neanche a dirlo. A Cinquale ce ne erano molti meno perché molte meno erano le strutture ricettive. Così, mentre le ville mutavano forma e si vestivano da pensioni, lui costruì il primo albergo della zona: l’hotel Eden. Il primo con la hall, il primo con il bagno in ogni camera. Erano gli anni ’ 60, oggi è il 2016 e l’albergo c’è ancora, più vivace che mai: quattro stelle e un bel 9 su Booking. Lo gestisce la nipote, Sabrina Giannetti, 45 anni, sposata, due figlie, una vita in hotel e la presidenza di Federalberghi Costa Apuana. A lei chiediamo una fotografia sul settore, un’analisi di punti di forza e debolezza.

Un territorio in crisi, dati preoccupanti sul fronte occupazionale. Quale ruolo può giocare il turismo?

«Questa terra il turismo ce l’ha nel sangue, scritto nel Dna e questo perché la costa apuana è una destinazione turistica naturale, lo è per vocazione: un litorale sabbioso, una montagna praticabile. Tanto naturale questa vocazione che è sopravvissuta anche a gestioni del territorio poco felici. Anche quando nei decenni passati abbiamo assistito ad insediamenti industriali pesanti, il turismo non si è arreso. Un settore questo che ha dato tanto e lo ha fatto spontaneamente, per iniziativa dell’imprenditoria. Ora, però serve una svolta».

Come si concretizza questa svolta? In passato sono state fatte scelte importanti sul territorio e non sempre nel segno del turismo? Sono scelte a cui si può rimediare, quindi?

«Questo territorio non deve mortificarsi, non buttiamoci giù. In provincia il soggiorno medio del turista è di tre giorni: in un momento in cui le permanenze si accorciano, è incoraggiante, tre giorni sono un periodo lungo rispetto al quadro nazionale. Il dato conferma che esiste una professionalità dell’accoglienza che merita di essere valorizzata. Serve però una progettualità, un anello di congiunzione forte tra imprese e amministrazioni. Solo questa stretta collaborazione permetterà di mandare a regime, davvero, un settore importante e promettente. Io non credo che il territorio possa vivere di solo turismo, ma è indispensabile una integrazione intelligente tra i settori che riconosca in quello turistico un di più. Per il territorio e per la sua economia».

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Scendiamo nel concreto: parliamo di pianificazione, di strumenti urbanistici, di rta.

«Non credo che le rta vere siano un male, rappresentano piuttosto un tassello importante nella diversificazione dell’offerta turistica. Altra cosa sono, invece, le rta finte che bene conosciamo. Gli strumenti urbanistici sono indispensabili perché disegnano una cornice, regole certe di riferimento. Questo è un settore che, e parlo a livello nazionale, ha bisogno di snellimento. Crescono molto i B&B proprio per questo: un albergo è tale se ha sette camere e quelle sette camere fanno scattare un complesso di obblighi e normative molto pesanti».

Le amministrazioni dicevamo. Come possono aiutare il settore?

«Il primo obbiettivo è la manutenzione del territorio: la pulizia, la cura per l’arredo urbano, la programmazione dei lavori. Non è pensabile che si asfaltino strade o si facciano lavori in spiaggia in estate. Serve più cura: per il sentiero sulle Apuane, per un trasporto pubblico efficiente, per un depuratore che funziona con regolarità. Il successo è il gioco di squadra: l’albergatore ci mette l’hardware, il pubblico il software. Vale a dire: ambiente, territorio, servizi. Voglio ricordare che se il territorio migliora, migliora per tutti: nelle località turistiche la qualità di vita è più alta anche per i residenti».

Servizi, certo, ma anche infrastrutture. Aeroporto, per esempio.

«Io credo che l’aeroporto debba essere tutelato. Per me è un pezzo di cuore. Uno degli elementi che più contribuisce al successo di una località turistica è la sua accessibilità. La nostra costa è su un’importante direttrice autostradale e ferroviaria e anche l’aeroporto è garanzia di accessibilità. Guardi, a chi dice che il turista che atterra qui se ne va a Forte, io rispondo che non mi interessa. E non soltanto perché esiste una micro economia legata all’aeroporto, ma anche perché lo scalo è “il di più” che dobbiamo tutelare. Perderlo sarebbe una diminutio, non dobbiamo permetterlo».

E se qualcuno le dicesse: facciamoci un bel parco acquatico che porta turisti?

«Risponderei: se vogliamo fare un parco acquatico cerchiamo un altro spazio. L’aeroporto non si tocca».

 

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