Il Tirreno

«La “vision” di Conti ancora attuale»

«La “vision” di Conti ancora attuale»

Giorgio De Filippi ripercorre il pensiero innovativo dell’ex sindaco della città

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CARRARA. «Uno degli insegnamenti maggiori che ci ha lasciato Giulio Conti scomparso un anno fa, il 12 marzo, è lo stretto legame tra conoscenza storica, analisi socio economica e conseguenti scelte operative e politiche. Non si è in grado di progettare il futuro se non si conosce il passato e la nostra storia:studio, cultura ed economia. Non vi può essere preminenza economica se non vi è anche una egemonia culturale, gramscianamente». Il ricordo è di Giorgio De Filippi. «Mi piace ricordare un avvenimento forse dimenticato. La prima Fiera Marmi e Macchine Carrara si svolse dal 31 maggio all' 8 giugno 1980 e fu subito un grandissimo successo, ma esattamente un anno prima, il 22 e 23 giugno 1979, si svolse un Convegno di Studi Storico Economici: "Produzione e mercato del marmo dal passato ad oggi. Significato delle variazioni storiche: problemi realtà e prospettive" che fondava su basi storico scientifiche il progetto. Intervennero come relatori e con comunicazioni: Antonio Bernieri, Christiane Klapisch-Zuber Marco Della Pina, Marco Dezzi Bardeschi, Brunetto Cartei, Giovanni Federigo, Carlo Alluisini, Silvio Coppola, Carlo Maccagni, Enrico Dolci, Quirino Capuzzi, Michele Luzzati, Giovanni Vanelli, Luigi Borgia, Franco Bonatti, Lorenzo Gestri. La Presidenza del Convegno comprendeva tra gli altri, Carlo Caleo, Roberto Sebastiano Puccinelli, Giancarlo Santini, Furio Diaz, Giorgio Mori. Una pietra miliare della storiografia locale. Giulio era un "visionario" ma non nel senso di una persona che crede reali cose inesistenti, o che formula progetti irrealizzabili. Era invece portatore di una "vision" un termine che indica la proiezione di uno scenario futuro che rispecchia gli ideali, i valori e le aspirazioni e fissa traguardi e incentiva all'azione su obiettivi di lungo periodo. E senza questa visione non si realizzano complessi fieristici o strade dei marmi, non si amministra e non si governa, non si costruisce il domani. Già nel 2004 parlando di Carrara e del suo possibile futuro diceva che occorreva andare oltre il marmo, ma non senza il marmo. Un concetto che chiarì nel 2006. "Il processo di globalizzazione in atto, infatti, mostra i suoi effetti sulla dimensione economica locale determinando un annullamento dei confini competitivi e rendendo quanto mai azzardato per una comunità, dipendere prevalentemente da un'unica specializzazione produttiva o da un singolo mercato, passibile degli effetti dirompenti proprie di oscillazioni cicliche di intensità sempre più crescenti. Per questo i distretti industriali ed i localismi italiani, non solo a Massa-Carrara, hanno già da qualche tempo cominciato a ripensare il proprio modello di sviluppo locale, configurandolo progressivamente come - per usare un'immaginifica espressione del CENSIS - "una torsione dolce" che va compiendosi attorno ai perni tradizionali di ciascuna area. Questa "torsione dolce" a Massa e Carrara, non può che avvenire attorno al perno fondamentale del lapideo, sfruttandone innanzi tutto il brand conosciuto ovunque, le professionalità, la storia, la cultura, in una sinergia strategica con le cave di marmo, il patrimonio esistente dei flussi turistici, le risorse naturali, paesaggistiche e gastronomiche di nicchia della Lunigiana e dei paesi a monte della fascia costiera, oltre alle potenzialità di sviluppo della new economy che, proprio attorno alla terziarizzazione del lapideo, potrebbe costruire le proprie fortune in un segmento industriale di risonanza mondiale". E noi siamo ancora all'interno di questa vision. Grazie Giulio. Un abbraccio a Manuela, Patrizia e Marco, alla compagna Rita, ai familiari ed agli amici».

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