Il dolore
«Classi speciali per stranieri? Una follia»
Gli studenti del Classico prendono le distanze dal manifesto razzista. Elena Cravet: noi non siamo così
AULLA. “Tasso massimo di immigratiin classe? Zero”: questo il titolo del manifesto firmato ''Lotta studentesca'', affisso mercoledì mattina alla porta a vetri della biblioteca civica e del liceo classico di Aulla, che ha spinto gli studenti a riunirsi in assemblea ieri mattina per discutere dell'accaduto. A seguito dell'assemblea è stato deciso di rendere pubblico un intervento di una studentessa della Terza liceo, Elena Cravet, la quale attacca il suo contenuto, definito "inaccettabile", visto che viene proposto di creare delle classi ''speciali'' per gli studenti figli di immigrati per ''evitare un rallentamento della didattica e favorire l'apprendimento degli stessi (..) nell'attesa che ritornino nel loro paese''.
Secondo la studentessa, «tutto questo è sconcertante. Noi studenti classicisti non ci sentiamo affatto rappresentati da questo movimento. Noi che studiamo i filosofi e gli autori classici, noi che approfondiamo la storia, le scienze e l'arte, noi questo non lo accettiamo». Elena Cravet, quindi, cita le leggi italiane in materia di apologia del fascismo, sottolineando che "è evidente che l'atto compiuto, ovvero l'affissione di un manifesto che presenta un'evidente simbologia fascista e un contenuto antidemocratico, è perseguibile anche penalmente. Ma non meno rilevante è la questione etica. La proposta di separare i bambini per classe a seconda che siano figli di immigrati o figli di italiani è un segno di limitatezza mentale e di degrado morale. Anzitutto i bambini, pur non conoscendo la lingua italiana, presentano una capacità di apprendimento tale da poter imparare la nuova lingua nel giro di qualche mese. Secondariamente separare i bambini degli stranieri in aule "speciali" comporterebbe non solo dei costi per lo Stato, ma anche un senso di frustrazione per quei bambini che si vedono proprio "pecore nere" di una società che non li accetta.
Questo, inoltre, istigherebbe un senso del "diverso" negli altri bambini che, vedendo gli stranieri separati da loro, inizierebbero a sentirsi da un certo punto di vista superiori, una "razza" qualitativamente migliore, privilegiata. Perchè qui si parla di ragazzini: possibile che "Lotta studentesca" non valuti gli aspetti psicologici di una questione così delicata?" conclude la studentessa.
Gianluca Uberti
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