Il dolore
L’allarme della Cgil: licenziamenti in aumento
Presentata la carta dei diritti: ecco le voci di Michele, operaio lasciato a casa dopo otto anni di servizio e di Simona, assistente universitaria precaria
MASSA. C'era Michele operaio licenziato in tronco dalla azienda per cui lavorava dopo otto anni di servizio, c'era Simona ex assistente universitaria oggi precaria, e ancora operai, stagisti, tanti nomi e voci che si sono alternate una dietro l'altra per la presentazione della Carta dei diritti avvenuta sabato pomeriggio alla Camera del Lavoro.
Ognuno con la propria storia da raccontare, ognuno con la propria esperienza fatta di lavoro e di diritti negati: «Abbiamo voluto raccontare il mondo del lavoro con le voci dei nostri lavoratori – spiega il segretario della Cgil Paolo Gozzani al termine dell'iniziativa – purtroppo vediamo un lavoro sempre più povero, sempre più arretrato, non solo nel nostro territorio ormai è una situazione diffusa. Non ci sono segnali di crescita, la disoccupazione della nostra provincia tocca il 17 per cento, negli ultimi anni la produzione industriale è calata di circa sette punti mentre il fatturato locale ha perso quasi cinque punti percentuali. A tutto ciò si somma un aumento continuo della pratica dei voucher, agli uffici vertenze e al patronato aumentano i lavoratori che raccontano di essere stati licenziati. Dobbiamo partire da questi dati per capire che il lavoro è uno e i diritti sono tanti, la battaglia sulla Carta che abbiamo presentato è una battaglia per ridare dignità al lavoro e ai lavoratori».
Simona Iacopetti ha fatto le sue scelte, dopo una laurea, un dottorato in scienza della politica e qualche anno all'interno del mondo universitario tra un contratto e l'altro, ha deciso di avere un secondo figlio, sganciarsi dall'impegno che richiede la vita del ricercatore e guardare altrove.
«Detto onestamente la situazione è migliorata dal punto di vista familiare – racconta Simona – alla fine quello che volevo, ma sono passata da una precarietà ad un'altra. Dal 2009 ho alternato un contratto a progetto dietro l'altro per poi approdare ad una serie di sostituzioni al servizio accoglienza e orientamento del Centro per l'impiego di Massa. Ci dicono che dobbiamo essere dinamici, che non è più tempo di posto fisso, ma diciamocelo francamente, il problema è che finita un'esperienza di lavoro mancano opportunità nuove per una serie infinita di motivi, a volte sei troppo giovane altre volte sei troppo vecchio, a volte capita di sentirsi dire che hai studiato troppo. Il lavoro dovrebbe essere decente e dignitoso».
Michele Santini, 46 anni, due figli a carico di cui uno all'università e l'altro alle superiori, licenziato dall'azienda per cui lavorava dal 5 febbraio scorso aspetta di sapere ancora il perché di questa scelta: «Non ho nulla di cui vergognarmi – spiega Michele – sono stato licenziato e continuo ad andare avanti per vie legali. Ad oggi non abbiamo ancora capito cosa sia successo. Sono 31 anni che lavoro in cava, in tutti questi anni ho accumulato soltanto due o tre settimane tra mutua e infortunio. Sì l'Escavazioni Polvaccio mi ha mandato a casa, dopo otto anni che sono in questa azienda, ti dicono di lavorare, di fare gli straordinari come e quanto vogliono loro e poi ti tolgono anche il diritto di parola. Non ho mai ricevuto una sospensione, mai un richiamo, continuerò ad affrontare la cosa a testa alta aspettando l'esito della legge».
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