Finanza
Dissequestrata la Fiordichiara
Riapre per ordine del giudice la cava al centro del blitz della Finanza nell’inchiesta per bancarotta
CARRARA. Via i sigilli, la cava Foordichiara può riaprire. Il tribunale del Riesame ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati difensori dei titolari dell’agro marmifero di Fantiscritti e ha disposto il dissequestro della cava. La svolta è arrivata ieri matina quando i giudici del riesame – il collegio era presieduto da Giovanni Sgambati, a latere Fabrizio Garofalo e Alessandro Trinci – hanno accolto, in pratica in toto, le tesi della difesa e ha annullato il decreto di sequestro preventivo che aveva colpito la cava conosciuta come Fiordichiara B.
La cava era stata sequestrata dalla guardia di finanza il 18 febbraio scorso, su ordine della Procura della Repubblica di Massa ed in applicazione del decreto emesso dal Gip. Con uno spettacolare blitz in cui era stato impiegato anche un elicottero, le Fiamme gialle avevano messo i sigilli alla cava 76 del bacino di Fantiscritti, gestita dalla Cmv Marmi S.r.l. Il sequestro era stato ordinato nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolti Giampiero Ciarleglio, noto commercialista di Massa, l'imprenditore Alessandro Macchione, ed Davide Montefiori, titolare della concessione, accusati, in concorso fra di loro della bancarotta fraudolenta derivante dal fallimento della società facente capo a Montefiori
Secondo la Procura della Repubblica, i tre avrebbero inscenato una cessione fittizia della cava, del valore di circa 2,6 milioni di euro, per consentire al Montefiori di sottrarsi al pagamento di circa 8 milioni di euro (a tanto infatti ammonterebbe il passivo fallimentare), versando però una somma notevolmente inferiore e cercando di far perdere le loro tracce avvalendosi di una società inglese.
Macchione e Ciarleglio, assistiti dagli avvocati Alfonso Furgiuele ( del foro di Napoli), Enrico Marzaduri (del foro di Lucca), Rachele Vatteroni ed Antonio Scarano (entrambi del foro di Massa Carrara), e con la collaborazione degli avvocati Fabio Carbonelli e Luigi Tavella hanno però presentato istanza di riesame contro il provvedimento di sequestro ed il tribunale lo ha totalmente accolto, sposando tutte le argomentazioni difensive addotte dalla difesa ed evidenziando come allo stato non possa ritenersi sussistente nemmeno il cosidetto "fumus" del reato.
Diffusa soddisfazione nel pool della difesa per la decisione dei giudici, i quali sottolineano come il tribunale abbia “così escluso che l'intento degli indagati fosse quello di far perdere le loro tracce attraverso l’intervento della società estera ed ha segnalato come l'acquisto della cava da parte di Cmv si sia di fatto tradotto in un vantaggio per i creditori della vecchia proprietaria, ai quali l'acquirente ha di fatto addirittura versato oltre 700.000,00 euro”. Insomma la pronuncia del tribunale del Riesame segna, secondo gli avvocati, un importante punto a favore degli indagati Ciarleglio e Macchione, i quali si dicono certi di poter dimostrare come la loro operazione commerciale sia stata perfettamente lecita.
Claudio Figaia
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