Toscana
Beni estimati, Bienaimè all’attacco: "Privati agguerriti, Comune in stand by"
Carrara, a scoprire l’azione legale è stata proprio la consigliera comunale: p"iazza 2 giugno non ha neppure l’elenco delle cave private"
CARRARA. Beni Estimati, scoperta l’azione legale degli 11 privati, Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune chiama a raccolta associazioni ed esponenti della società civile e lancia l’allarme: «Rischiamo di svendere le cave a una multinazionale». La gestione del lapideo è uno dei suoi cavalli di battaglia e così quando, qualche giorno fa, ha scovato sull’albo pretorio quella delibera di giunta che affidava all’avvocato Domenico Iaria l’importante incarico, anche in termini economici, di difendere l’amministrazione contro Omya e Franco Barattini, le si sono subito drizzate le antenne.
In poche ore Claudia Bienaimè, consigliera di Carrara Bene Comune, ha ricostruito il puzzle, scoprendo che undici aziende del lapideo si erano rivolte al Tribunale di Massa per rivendicare il diritto di proprietà sui Beni Estimati a loro “affidati” e sposare la causa del governo sulla incostituzionalità della Legge Regionale 35, quella che supera appunto o meglio avrebbe dovuto superare, la questione delle cave private. Una nuova azione legale contro Piazza Due Giugno che ha messo immediatamente sul piede di guerra la consigliera di opposizione: «Mi chiedo se il gruppo consiliare del Pd fosse informato e, in caso negativo, se non si sentano presi in giro» ha contestato la Bienaimè, criticando il muro di riserbo tenuto fino a oggi dall’amministrazione su questa delicata vicenda.
Ma l'attacco a Piazza Due Giugno è a 360°: «Questa azione legale segna un cambio di passo da parte dei privati. La loro citazione è piena di documenti e atti...in pratica si sono fatti da soli quella ricognizione che, secondo la legge regionale, spettava al municipio» ha dichiarato la consigliera, mostrando la mole di incartamenti prodotta dai legali di Omya e Barattini. Sì perché secondo la Bienaimè, se il Comune avesse completato la ricognizione delle cave, almeno avrebbe potuto presentare l’elenco esatto dei Beni estimati che, secondo qualcuno, sarebbero molto più circoscritto di quanto rivendicano le aziende. «La difesa del Comune di contro è debole anzi debolissima: Iaria si limita a citare i pareri dei giuristi e le vecchie norme» prosegue la Bienaimè puntando il dito non tanto contro il legale, quanto contro l’amministrazione, che non gli avrebbe fornito armi adatte alla difesa. Il fatto poi che l’azione legale sia aperta dal colosso del carbonato di calcio, in tandem con un imprenditore che in città viene chiamato il “mecenate” del marmo, preoccupa ancora di più la consigliera, che dice: «Rischiamo di svendere quello che abbiamo sempre pensato essere un bene comune a una multinazionale».
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Non a caso, insieme allo staff di Carrara Bene Comune, Claudia Bienaimè ha chiamato a raccolta sostenitori della sua lista civica, possibili alleati futuri, associazioni ed esponenti della società civile: una riunione convocata in fretta, a sole 24 dalla “scoperta” dell’azione legale delle 11 società del lapideo. «Dobbiamo mobilitarci, questa è una vicenda di rilievo nazionale» ha sollecitato la consigliera. Il perché lo ha spiegato Sara Vatteroni “braccio destro” della Bienaimè: «In alcuni passaggi i legali delle aziende sono volutamente vaghi, sostengono la difficoltà di fare distinzioni nette tra agri marmiferi e beni estimati...il timore è che vogliano rivendicare il diritto di proprietà non solo sulle cave “elencate” nell’editto di Maria Teresa D’Este, ma anche su quelle comunali». Insomma l’azione legale delle 11 aziende sarebbe, secondo la Bienaimè e i suoi, una sorta di assalto alla diligenza contro il quale è necessario mobilitare tutta la città e non solo.
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