Il Tirreno

«Prima ci festeggiano, poi ci licenziano»

La protesta delle dipendenti di Camera di Commercio addette ai sondaggi telefonici per l’Isr

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CARRARA. «Siamo stanche di restare nel limbo, di non avere informazioni chiare e dirette e nel contempo di vedere grandi investimenti su iniziative di dubbia efficacia o celebrazioni dedicate al lavoro di altre donne mentre noi siamo a casa con le mani in mano».

È questo il messaggio che le 19 dipendenti del servizio Cati lanciano in occasione della Festa della Donna, che per il secondo anno consecutivo sono costrette a celebrare con lo spettro della disoccupazione. Loro hanno un contratto a chiamata a tempo indeterminato e dallo scorso anno sono praticamente ferme: nel 2015 hanno lavorato infatti poco più di due mesi. Complici i tagli ai fondi destinati agli enti camerali, il servizio che effettua i sondaggi telefonici da cui vengono attinti i dati utilizzati dall’Istituto Studi e Ricerche, è stato ridimensionato. La battaglia di queste lavoratrici è iniziata esattamente un anno fa e il 2016 non ha migliorato la loro situazione: «A gennaio abbiamo scoperto due delibere camerali in cui si stabilisce la chiusura del nostro servizio Cati. Nessuno ci ha detto niente e i sindacati non sono stati informati» raccontano le dipendenti. Il riferimento è alla delibera 4 dell’11 gennaio con cui la giunta della Camera di Commercio, preso atto che il costo annuale del servizio è di circa 95.000 euro e «stante la situazione di difficoltà, manifestatasi a partire dal 2014 e per tutto il 2015 a seguito dei noti tagli (art. 28 del D.L. 90/2014) alle risorse delle Camere di Commercio (...) ed alla conseguente riduzione del volume di attività di indagini commissionate» ha deliberato nero su bianco «di provvedere alla chiusura del ramo di Azienda». Il problema - lamentano le dipendenti - non è solo che nessuno le ha informate, ma riguarda la gestione del caso-Cati nel suo complesso: «Senza il nostro servizio ci domandiamo a cosa possa servire l’Isr» polemizzano le addette, ricordando che «la Camera di Commercio reclamizza iniziative per cui spende ingenti quantità di denaro che dovrebbero servire a incentivare lavoro nella provincia» e nel frattempo «ha fatto morire il servizio Cati dell’ISR che faceva rilevazioni sul territorio molto utili». Ma la protesta riguarda anche l’atteggiamento delle amministrazioni locali, “azioniste” di Isr, che - segnalano le dipendenti - «non si sono occupate della nostra situazione». Aggravate da tanti e tali problemi, davanti alle celebrazioni organizzate dalla Camera di Commercio per l’imprenditoria in rosa in occasione dell’8 marzo, le lavoratrici del servizio Cati non hanno resistito e hanno deciso di tornare a denunciare pubblicamente la loro situazione per chiedere «alla dirigenza una decisione veloce sul futuro del call center in quanto - dicono - più tempo passa più veniamo danneggiate». (c.ch)

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