Il dolore
Nca, 40 posti di lavoro a rischio
Nuovo allarme del sindacato: spogliatoi inagibili, operai costretti a andare a casa con addosso gli indumenti sporchi
CARRARA. I 40 esuberi da tempo annunciati da Nca non sono piu' di natura "professionale" ma sono diventati "strutturali": lo dice la rsu di Uilm-Uil che torna ad accendere i riflettori sui problemi che affliggono le maestranze del cantiere di marina di Carrara. Se qualcuno ha sperato che il silenzio calato sulla vertenza Nca negli ultimi mesi corrispondesse a un clima di ritrovata serenità all'interno del cantiere, si è sbagliato di grosso. E questo perché, nella fabbrica di viale Colombo, si registra «situazione di stallo che i lavoratori continuano a subire quotidianamente». Lo scrive Roberto Gori, rsu di Uilm-Uil confermando che i nodi di una delle vertenze più lunghe e difficili del territorio apuano sono ancora tutti da sciogliere. Tra i tanti problemi irrisolti c'è quello del "confino" dei 18 lavoratori mai rientrati dalla cassa integrazione ed esclusi dall'attività produttiva fin dall'ingresso, nel dicembre del 2012, dell'attuale proprietà: relegati in sala mensa prima e in un capannone nella zona industriale poi, i dipendenti sono tornati letteralmente al punto di partenza. La struttura dove hanno trascorso le loro giornate di "non lavoro" negli ultimi mesi è stata affittata a terzi e così i "18" sono stati richiamati in azienda. Questo significa che sì hanno rimesso piede in cantiere, ma solo per essere nuovamente confinati senza alcuna mansione nei locali del primo piano, quelli adibiti appunto alla mensa. Il secondo nodo rimasto nel pettine di Nca è quello dei livelli occupazionali: l'azienda parla da tempo di una serie di esuberi "professionali" spiegando che parte dei dipendenti non avrebbe le competenze per essere inserita nelle linee produttive. Il numero dei lavoratori a rischio è oscillato, nel corso del tempo, tra le 20 e le 40 unità. «Adesso quegli esuberi, una quarantina, da professionali sono diventati strutturali» spiega Gori, citando le dichiarazioni rilasciate dai vertici di Nca in occasione dell'ultimo incontro con i sindacati andato in scena a fine febbraio. Come a dire, aggiunge il sindacalista della Uilm, che quei dipendenti non hanno molte speranze di essere reintegrati al di là della loro formazione. Non solo, prosegue Gori, a fronte dei tentativi di dialogo con la dirigenza, le richieste dei lavoratori continuano a essere disattese: «prime fra tutte la regolarizzazione dei versamenti al fondo "Cometa", che risulterebbero inevasi da circa un anno e mezzo», a fronte delle regolari detrazioni. L'azienda si sarebbe impegnata a "sanare" questa situazione entro metà febbraio, cosa in realtà - riferisce la rsu - mai avvenuta. Problemi di contribuzione ma anche intoppi pratici, come l'inagibilità per "ristrutturazione" degli spogliatoi: «i dipendenti sono costretti ad andare a casa con gli indumenti sporchi e intrisi dei residui delle lavorazioni, con tutti i rischi per la salute propria e dei famigliari che entrano inevitabilmente, in contatto con le suddette sostanze» racconta il rappresentante dei lavoratori. E così, a seguito di un'assemblea dei dipendenti, la Rsu è stata incaricata di chiedere tempi certi sia sulla regolarizzazione del fondo Cometa sia sulla disponibilità degli spogliato: «l'azienda ha scritto che avrebbe dato corso alla risoluzione dei problemi entro la fine del mese» spiega Gori definendo questa scadenza, «un'ulteriore promessa, volta soltanto ad allungare i tempi». Insomma dopo aver a lungo tenuto il "basso profilo" per provare a instaurare un confronto sereno con i vertici di Nca, «Rsu Uilm ritiene che non sussistano più le condizioni per continuare ad auspicare un dialogo anche in considerazione del fatto che il ruolo dei rappresentanti sindacali è stato più volte prevaricato e snobbato dalla società». Ne segue un appello - l'ennesimo - alle «istituzioni tutte» e un invito a «un maggior impegno da parte delle organizzazioni sindacali» nella speranza di riportare finalmente la pace all'interno della fabbrica di viale Colombo.
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