Il Tirreno

L’ex direttore del carcere torna in cella

di Danilo D’Anna
L’ex direttore del carcere torna in cella

La Cassazione ha confermato per Salvatore Iodice la condanna a 5 anni e 3 mesi emessa dalla Corte di Appello

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MASSA. È in carcere da due giorni, ed è tranquillo. Al suo avvocato Riccardo Balatri, che è andato a trovarlo, ha detto di non preoccuparsi. Ha scelto lui la casa circondariale di La Spezia, dove era stato direttore per venti anni, dal 1980 al 2000. Si è presentato spontaneamente Salvatore Iodice dopo il verdetto della cassazione che ha confermato la condanna della corte di appello di Genova a 5 anni e 3 mesi di reclusione per i reati rimasti in piedi fra quelli contestati nell’ambito dell'inchiesta della Procura di Massa sugli appalti pilotati - a suon di tangenti, falsi e truffe - nel carcere di via Pellegrini, che lo ha visto responsabile dal 2001 al 2014. Presentandosi senza attendere la comunicazione ufficiale ha evitato che andassero a prenderlo sotto casa le volanti. Lo considerava uno sgarbo alla sua persona, alla sua dignità. E così si è fatto coraggio e lo ha fatto ai suoi familiari. Anche se quando ha saputo che il ricorso che aveva presentato alla suprema corte era stato dichiarato inammissibile c’è rimasto male. Perché un po’ ci sperava.

A comunicargli la notizia che non avrebbe mai voluto sentire è stato l’avvocato Balatri, che ha provato in tutti i modi a far cancellare la condanna del suo assistito. Il legale, diventato cassazionista da poco, ha insistito sui difetti di motivazione rilevati nella sentenza di secondo grado. Per l’avvocato un lungo passaggio della sentenza riprendeva il testo della motivazione del verdetto emesso da altri giudici della corte di appello nei confronti di Prospero Santacroce, l’imprenditore coinvolto nell’appaltopoli e correo (ma condannato in un altro processo perché ha scelto il rito abbreviato) per svariati capi di imputazione.

Nel carcere di La Spezia Iodice ha trovato parte del personale che era stato alle sue dipendenze all’epoca della direzione della struttura. Anche qui un’esperienza caratterizzata da diverse iniziative per il reinserimento sociale dei detenuti. Come ha fatto nel penitenziario di via Pellegrini, dove è sempre stato benvoluto: da chi stava ai suoi ordini e dai reclusi. Durante tutta questa vicenda si è sempre professato innocente, respingendo le accuse che il sostituto procuratore Rossella Soffio e gli uomini della squadra mobile gli hanno contestato. Raccogliendo le prove che sono servite a convincere i collegi di primo e secondo grado e infine la cassazione.

Il direttore fu arrestato nell’estate del 2010, dopo una lunghissima indagine che ha portato non a uno, ma a due processi. Il primo come detto si è concluso l’altro giorno (oltre a quella di Iodice sono state confermate anche le pene di Stefano Tendola, ex geometra del provveditorato alle opere pubbliche, e Salvatore Cantone, ex contabile della casa circondariale, condannati rispettivamente 2 anni e a 18 mesi di reclusione); l’altro è iniziato da poco in tribunale a Massa. Molti reati sono in procinto di essere prescritto, ma per altri c’è tempo e si dovrebbe arrivare al verdetto definitivo. Iodice è stato in cella per nove mesi durante l’indagine, a Prato. Un periodo terribile, che lo aveva provato sia psicologicamente che fisicamente. Adesso passerà in carcere almeno un paio di mesi, poi per lui ci sarà l’affidamento in prova.

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