Il Tirreno

LO SCANDALO

Cremazioni fantasma, processo fermo: la Cassazione aspetta gli atti

Danilo D'Anna
Cremazioni fantasma, processo fermo: la Cassazione aspetta gli atti

La cancelleria della Corte di appello di Genova non ha ancora inviato il fascicolo. Il legale che rappresenta i familiari dei defunti: «Se è così, è uno scandalo»

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MASSA. Ci risiamo: il processo sulle cremazioni fantasma del Mirteto si è fermato un’altra volta. Il fascicolo è congelato nella cancelleria della corte di appello di Genova, che ha emesso sentenza poco meno di un anno fa (era la fine di marzo). Da allora gli atti, invece di essere mandati in cassazione, sono rimasti lì. Nonostante le difese che hanno impugnato la sentenza abbiano presentato le loro memoria a inizio settembre, la cancelleria ha avuto problemi con le notifiche agli imputati e quindi non si è fatto un passo in avanti. Intanto la prescrizione si è mangiata già diversi reati e altri se ne mangerà se passeranno altri mesi prima che la suprema corte fissi l’udienza.

L’associazione. «Non ho notizie, ma se il fascicolo è ancora a Genova posso dire soltanto che è uno scandalo. Abbiamo fatto tanto per arrivare a una sentenza giusta e questo rischia di vanificare tutto». A parlare è Emiliano Pianini, legale dell’associazione tutela dei defunti, che rappresenta i familiari delle persone cremate al Mirteto nel periodo dello scandalo di Euroservizi.

La sentenza di appello. Associazione a delinquere e abuso di ufficio (dal 24 aprile del 2007 in poi, i mesi prima invece sono stati prescritti). La corte di appello di Genova ha condannato l’ex funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Massa, Renzo Fialdini, il 27 marzo del 2015, a due anni e tre mesi. In primo grado il dipendente pubblico aveva preso otto mesi per falso (reato confermato anche a Genova). In appello ha vinto la linea dell’accusa su questo punto: il sostituto procuratore Federico Manotti ha convinto il collegio presieduto dal giudice Annaleila Della Prieta che il controllore (Fialdini) e il controllato (Renato Alibani, titolare di Euroservizi) erano “compagni di merende”. Confermate le altre condanne rispetto a quanto già espresso dal tribunale di Massa nel dicembre del 2013, ma le pene erano state leggermente più basse perché alcuni reati si erano prescritti. A Renato Alibani sono stati inflitti sei anni e due mesi, mentre per i suoi operai tre anni ad Alessandro Dazzi e Piero Dell’Amico, tre anni e sette mesi a Marco Grassi, quattro anni e due mesi per Maurizio Guerra e due anni e sei mesi per Luca Pelletti. Confermata la condanna di un anno e sei mesi per l’imprenditore Enrico Palladini. Questo reato però si è prescritto alcuni giorni dopo la sentenza e quindi in cassazione non ci andrà. A contribuire ad abbassare la pena è stata la prescrizione del reato di dispersione delle ceneri, di truffa ai danni del Comune e la contestazione di alcuni casi limitati di peculato per Grassi e Guerra. Fialdini come pena accessoria a Genova è stato interdetto dai pubblici uffici fino a quando non avrà scontato la pena e soprattutto a pagare le spese di giudizio sostenute dal Comune di Massa.

In primo grado due processi. È un procedimento sfortunato quello sullo scandalo cremazioni. Anche in primo grado ci furono problemi per il cambio di un giudice - Cosimo Maria Ferri, nominato sottosegretario alla Giustizia - alla vigilia della sentenza. Il processo ripartì praticamente da zero, con i testimoni che furono convocati una seconda volta per ribadire quanto già detto. E anche per la fissazione dell’appello a Genova ci furono polemiche per i ritardi.

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