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Allarme, l’agnello di Zeri rischia di estinguersi

Una delle allevatrici dell'agnello di Zeri con un esemplare
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Una delle allevatrici dell'agnello di Zeri con un esemplare

Secondo la Fao in pericolo anche la pecora massese e la razza bovina pontremolese. Coldiretti: ma il trend si è invertito, ci sono giovani che investono sull’allevamento

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MASSA. Tre razze lunigianesi a rischio estinzione. Ci sono anche la Pontremolese, la pecora zerasca e massese, tra le 20 razze toscane inserite nella lista degli animali che rischiano di sparire dalla faccia della terra. Il loro numero è ancora troppo fragile per assicurare a queste tre particolari specie animali molto importanti in ambito agricolo ed alimentare, una continuità nel tempo.

È quanto emerge da un'analisi di Coldiretti Massa Carrara sulla base dei dati forniti dall'Associazione Regionale Allevatori in merito all'allarme lanciato dalla Fao secondo cui il 17% delle razze nel mondo rischia l'oblio, per sempre, mentre un altro 60% è in stato di rischio sconosciuto per mancanza di dati sulla dimensione e la struttura della popolazione (info su www.massacarrara.coldiretti.it). E' solo grazie all'impegno e al lavoro degli allevatori per garantire una straordinaria biodiversità e alle risorse messe in campo dal Piano di Sviluppo Rurale per favorire la crescita della popolazione nella nostra regione di alcune particolari razze che appartengono alla nostra storia e tradizione zootecnica che queste particolari razze hanno ancora un futuro davanti. "I nuovi sbocchi commerciali garantiti dalla rete dei mercati e dalle fattorie di Campagna Amica - spiega Vincenzo Tongiani, Presidente Coldiretti Massa Carrara - hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà. Razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione con il canale della vendita diretta, della trasparenza, della tracciabilità e della territorialità hanno un ruolo nella filiera e nei mercati. Le razze autoctone presenti sul nostro nostro territorio racchiudono, oltre che un importante valore economico, la nostra storia, la nostra cultura e la nostra biodiversità".

La pecora "nera" massese è addirittura citata in un'opera di Macchiavelli, "La vita di Castruccio Castracani" che parla di liti tra gli abitanti di Vinca ed i pastori di pecore massesi per l'utilizzo non autorizzato dei pascoli: il costante ed appassionato lavoro degli allevatori e di Coldiretti, che a livello locale ha sostenuto la sua reintroduzione, hanno portato i greggi da poche centinaia di capi ad oltre 13mila distribuiti in 70 allevamenti concentrati su tutta la provincia. Celebri le transumanze in Lunigiana fino al Passo del Lagastrello. La pecora "bianca" di Zeri è l'altra razza rustica allevata allo stato semi-brado inseriti nella classifica. Salvaguardata dal Consorzio per la valorizzazione e la tutela della pecora e dell'agnello di Zeri, nato nel 2001, la sua popolazione è stabile (alcune migliaia di capi).

Sull'Arca di Noè merita un posto la mucca Pontremolese. Impiegata nella zona delle cave di Carrara per il trasporto dei marmi delle apuane fino al porto di Carrara, la Pontremolese è una razza molto antica è al centro di un progetto di recupero che sta dando buoni frutti. Oggi i capi sono meno di 50. Nel 1940 erano attorno ai 15mila per assottigliarsi progressivamente fino a 13 capi censiti nel 1983

In questi anni Coldiretti, insieme all'Associazione Regionale Allevatori, ha lavorato per ampliare e per assicurare, attraverso il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana, contributi finanziari agli allevatori che costituiscono l'elemento indispensabile per evitare estinzione ma anche per creare azioni di valorizzazione, commercializzazione e sicurezza alimentare dei prodotti nel rispetto della sostenibilità ambientale. Non è un caso se, tra i 64 progetti del pacchetto giovani che saranno finanziati, ci sono anche allevamenti e caseifici per la produzione di formaggio e latticini under 35.

«Dal recupero di un mestiere antico come quello dell'allevatore passa la salvaguardia del nostro patrimonio paesaggistico ed ambientale poiché spesso, la presenza di allevamenti, coincide con insediamenti nelle zone più marginali e svantaggiate; - commenta Maurizio Fantini, Direttore Coldiretti Massa Carrara - Negli ultimi venti anni abbiamo assistito, quasi impotenti, alla progressiva chiusura degli allevamenti e alle difficoltà di un ricambio generazionale. Il trend si è invertito anche grazie alla riscoperta di razze, mestieri e produzioni che attraverso la vendita diretta e Campagna Amica incontrano il consumatore, generano economie positive ed incentivano gli investimenti. L'estinzione è più lontana ma non dobbiamo abbassare l'attenzione».

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