Proteste
Agricoltura e turismo, donna è meglio
Nel dossier dell’Istituto studi e ricerche il tasso di femminilizzazione più alto è in Lunigiana (27%)
MASSA CARRARA. Donne leader nel commercio, nei servizi alle persone e nell'ospitalità turistica. Ci sono settori in cui la donna sembra poter esplicare al meglio le proprie doti imprenditoriali. É il caso dell'agricoltura, dell'agriturismo, delle piccole aziende che lavorano i prodotti del territorio, dei servizi e dell'accoglienza dell'ospite o del turista. Non è infatti un caso che il tasso di femminilizzazione più alto sia in Lunigiana (27%) nonostante in termini numeri il maggio numero di imprese sia distribuito sui comuni di costa dove sono registrate 3.370 imprese. Il tasso di femminilizzazione mostra un valore del 52%, più di un'impresa ogni due, nel comparto delle "altre attività di servizi", seguono con il 46% la "sanità e assistenza sociale", "l'agricoltura" con il 42%.
Tassi di femminilizzazione del 34% le presentano sia le "attività di alloggio e ristorazione" che quelle dell'"istruzione", mentre tutte le altre attività ottengono tassi di femminilizzazione minori. In termini assoluti 1.382 (30%) operano nel commercio al dettaglio, a seguire distanziate le "attività e servizi di ristorazione" con 497 imprese (10,8%), le coltivazioni agricole con 468 (10,2%). Pochi consorzi e cooperative, più società di capitali e ditte "individuali".
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Nell'ultimo biennio, in particolare nel 2014, le perdite riscontrate nelle imprese femminili, dal punto di vista delle forme giuridiche si sono concentrate nelle società di persone: proprio questa categoria ha perso ben 413 imprese dal 2013 al 2015, a fronte di una crescita delle società di capitali (+126), e di una sostanziale stabilità di tutte le altre tipologie di imprese. Al primo posto ci sono le ditte individuali (64,5%) che "celano" al loro interno una delle risposte naturali alla crisi occupazionali seguono le società di capitali (19,6%) e di persone (17,1%).
Le cooperative femminili sono 94 (1,8%), solo 8 i consorzi e 22 le altre forme societarie. Il dossier evidenzia, infine, la difficoltà di un ricambio generazionale: le titolari d'impresa femminile con meno di 30 anni risultano, 236, il 7,4% del totale delle cariche, un valore superiore al dato medio regionale e nazionale. Le amministratrici con meno di 30 anni sono invece 209, il 4% del totale delle cariche, un valore inferiore rispetto alla Toscana e all'Italia dove le donne amministratrici di imprese femminili risultano rispettivamente l'4,4% e il 5%.
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