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Pinza nella pancia, il legale di parte civile: "Un caso così ogni tremila interventi"
Carrara, parla l'avvocato Leonardo Angiolini: "Dopo l’ecografia dissero al mio assistito che doveva togliersi il marsupio"
CARRARA. «È un miracolo, e al mio assistito il lo ripeto spesso. Ha tenuto una pinza di 18 centimetri per due mesi dentro l’addome. Poteva morire, è un miracolo che sia ancora vivo». Parla l’avvocato della parte civile, il libero professionista massese finito al centro del caso di malasanità che avrà epilogo in tribunale.
«Mi sono informato - comincia col dire l’avvocato Leonardo Angiolini - Di casi come questo ne capitano uno ogni tremila. È un evento raro che ha spiazzato anche il mio cliente». Il paziente, due anni fa in ottobre era stato sottoposto a un delicato intervento all’intestino, pensava che i dolori che non lo avevano abbandonato dopo l’operazione chirurgica, facessero parte del normale decorso di convalescenza.
Certo è pure vero che mangiava a fatica, che quelle fitte al basso ventre non lo facevano neppure dormire, ma lui, il paziente, attribuiva tutto al percorso verso la guarigione. Una notte però i dolori, più lancinanti del solito, hanno fatto scattare la chiamata al 118. Il sessantenne operato solo due mesi prima ha fatto di nuovo il suo ingresso in ospedale, al Pronto soccorso.
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È stato quindi sottoposto a un esame ecografico. L’esito è stato clamoroso. In un primo momento gli addetti all’ecografia hanno quasi rimproverato il paziente: «deve toglierisi il marsupio, dobbiamo rifare tutto». Poi, nel giro di pochi secondi la scoperta: l’uomo aveva addosso solo una giacca della tuta. L’attrezzo che al Pronto soccorso pensavano fosse contenuto nel marsupio, era in realtà una pinza chirurgica rimasta nella pancia dell’uomo dal precedente intervento.
A quel punto era scattato il ricovero d’urgenza. E, subito, la nuova operazione, quella che ha consentito di estrarre la pinza dall’addome. «Sono stati due interventi invasivi e ravvicinati - spiega il legale - che nel mio assistito hanno lasciato pesanti conseguenze. Sia dal punto di vista fisico (l’addome è stato aperto due volte a distanza di due mesi) che psicologico: lo ribadisco quello che è capitato succede una volta ogni tremila operazioni quindi non può essere archiviato, come aveva cercato di fare l’Asl, come, semplicemente, un errore umano».
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