Il Tirreno

MALASANIT

Pinza nella pancia: due èquipe sotto inchiesta

Alessandra Vivoli
Pinza nella pancia: due èquipe sotto inchiesta

Carrara, a giudizio tre medici, sei fra ferristi e infermieri. In corso una trattativa per il risarcimento

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Pinza dimenticata nell’addome: la vicenda finirà davanti al giudice.Tre medici e sei fra ferristi e infermieri. Un’intera equipe medico chirurgica spalmata su due turni. Nove persone a giudizio, prima udienza il prossimo 9 giugno, per la vicenda della pinza di 18 centimetri abbandonata per due mesi nell’addome di un paziente di 57 anni. L’uomo, un libero professionista della provincia di Massa-Carrara, nel dicembre di due anni fa fu sottoposto a un intervento di urgenza per rimuovere lo strumento dalla pancia: le conseguenze, e le lesioni riportate, secondo l’accusa hanno condizionato la sua vita. L’uomo subito dopo il fatto ha sporto denuncia: è assistito dall’avvocato Leonardo Angiolini.

Medici, infermieri e ferristi a processo. Davanti al giudice Fabrizio Garofalo andranno a giudizio tre medici: Mirco Lombardi, Massimo D’Elia e Maurizio Durno. Sei fra ferristi e infermieri : Donatella Giannotti, Barbara Tonelli, Francesca Ambrogi, Glenda Agostini, Serena Fruzzetti e Giovanni Cassara.

Ognuno dovrà rispondere per la propria area di competenza di quanto accaduto. I reati contestati dalla Procura sono art. 113 (40 capoverso) e art. 590 comma secondo: avrebbero, secondo l’accusa, in concorso cagionato lesioni gravi al paziente, violando le direttive emanate dalla sanità in tema di materiale chirurgico.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.13076769:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2016/03/06/news/un-caso-cosi-ogni-tremila-interventi-1.13076769]]

In sostanza, in occasione del primo intervento all’intestino a cui si è sottoposto il paziente vittima della vicenda, non sarebbe stato fatto correttamente l’appello di tutti i ferir impiegati nel corso dell’operazione stessa.

La scoperta è quindi avvenuta solo sessanta giorni dopo, quanto il paziente è tornato in ospedale in preda a fortissimi dolori all’addome, gli stessi dolori che fino a qualche giorno prima aveva scambiato per quelli di una convalescenza post intervento (il primo) particolarmente difficile.

La richiesta di risarcimento. Non solo la “strada” del penale. Per la vicenda della pinza abbandonata nell’addome sono in corso anche alcune trattative risarcitorie con l’azienda Asl. L’avvocato Angiolini spiega come stanno le cose: «Se le trattative in corso si chiudessero in maniera soddisfacente per il mio assistito - spiega il legale - saremo disposti a ritirare la querela».

Intanto una provvisionale per risarcimento del danno biologico è già stata disposta in sede civile: in questo caso è stato riconosciuto il danno di carattere psicologico riportato dal paziente, un libero professionista che, dopo il duplice intervento ravvicinato (l’ultimo per rimuovere la pinza) ha cessato la propria attività e deve tuttora combattere con un profondo stato depressivo. Una vicenda quindi che ha lasciato strascichi pesanti e che, se le trattative in corso non arriveranno a buon fine, approderà in tribunale il prossimo giugno.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa