Il Tirreno

La discarica Fornace è sempre più pubblica

di Melania Carnevali
La discarica Fornace è sempre più pubblica

È il Comune di Prato il socio maggioritario della Programma Ambiente Apuane Le sue quote sono passate dal 51% all’80%. La società è ancora nella black list

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MONTIGNOSO. Discarica Fornace è sempre più pubblica: le quote in mano al privato sono scese infatti dal 49% al 20%. Ad acquistarle è stata la Programma Ambiente, società partecipata al 100% dalla Asm di Prato, società di trattamento rifiuti interamente pubblica presieduta (dal 5 ottobre 2015) da Gianluca Tapparin. Il pubblico quindi, adesso, ha l’80% delle quote e l’intenzione della società è quella di acquistarle tutte. E a quel punto sarà il Comune di Prato solo - il quale era già il socio maggioritario, con il 51% delle quote, della Programma Ambiente Apuane spa- a gestire la discarica di Montignoso. Tradotto: la discarica è nel Comune di Montignoso, ma di “proprietà” di Prato. E a Montignoso arriverebbero solo gli spiccioli delle royalties.

Il percorso della ricapitalizzazione della società tuttavia era tracciato e obbligatorio. Anzitutto, perché, da ormai un anno, sulla società apuana pende un’interdittiva antimafia della prefettura, con tanto di ricorso al Tar, da parte dell’azienda, perso. Nell’agosto dello scorso anno l’intero consiglio di amministrazione della Programma Ambiente Apuane è stato sostituito con un amministratore unico, il pratese Massimiliano Arrigoni. Per “ripulirla” ulteriormente la Programma Ambiente ha acquistato un altro 29% lasciando in mano ai privati quindi solo il 20%, tanto che dal 29 di gennaio la sede legale della società ha traslocato a Prato. Adesso la società sta quindi preparando la documentazione da presentare alle due Prefettura di Massa e di Lucca per chiedere di uscire dalla black list.

Nel frattempo nelle settimane scorse è arrivato l’okay dalla Regione Toscana ad alcune richieste della società. La prima: quella di eliminare i controlli e le analisi in alcuni dei piezometrici, ossia gli strumenti che servono a misurare la compressibilità dei liquidi e quindi eventuali elementi inquinanti. La seconda: quella di poter scaricare nelle fognature le acque domestiche derivanti dai servizi igienici dell’impianto e pure il percolato. Tutto approvato, con l’assenso anche di Gaia, perché le modifiche sono state considerate «non sostanziali» dall’ente. A gridare allo scandalo è però il Movimento Cinque Stelle, che dopo appelli in Comune, Regione e parlamento, è adesso pronta a inviare un documento sulla discarica direttamente al parlamento europeo. I pentastellati criticano, anzitutto, che queste richieste di modifica siano state accettate nonostante la società fosse ancora nella black list. «Appare grave e preoccupante l’atteggiamento tenuto dalla Regione di fronte all’interdittiva antimafia, - fanno sapere i grillini- agendo come se questa non fosse rilevante; un soggetto che non può per legge operare con la pubblica amministrazione è ritenuto dalla nostra Regione comunque soggetto legittimato a chiedere procedure preferenziali». E continuano: «A nostro avviso il provvedimento della Regione Toscana, che non prevede di procedere attraverso una nuova Vas (Valutazione ambientale strategica), è assunto nell’ottica di agevolate il gestore a discapito della tutela della salute pubblica e dell’ambiente, viste tutte le criticità evidenziate dal sito e dalla gestione».

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