Il dolore
Condannato il vice questore Petrillo
Cinque anni e interdizione dai pubblici uffici per il dirigente di polizia per alcuni falsi. Due anni all’agente Giacich
MASSA. Cinque anni a Giovanni Petrillo, dirigente della polizia che in passato ha ricoperto l’incarico di vice questore a Massa Carrara e attualmente in servizio a La Spezia. Due anni all’altro poliziotto alla sbarra: Massimiliano Giacich, livornese, residente a Sarzana. Assolta invece Maria Teresa Sabatini, nata a Castel Viscardo (Terni) e residente a Massa. Mano pesante per i due poliziotti - accusati di falso e peculato - da parte del collegio presieduto dal giudice Antonia Aracri, che ha letto il dispositivo della sentenza dopo una camera di consiglio durata circa due ore. Le motivazioni verranno depositate tra novanta giorni, ma mentre la procura non presenterà appello le difese dei due imputati condannati sono pronti a impugnare il verdetto. Il pubblico ministero Rossella Soffio aveva chiesto quattro anni e mezzo per Petrillo - difeso dall’avvocato Enrico Marzaduri -, due anni invece per Giacich - difeso dall’avvocato Luca Lattanzi - e Sabatini. Petrillo - che è stato interdetto anche dai pubblici uffici - è stato ritenuto responsabile di falso per le somme urgenze e abuso di ufficio per aver lasciato in un cassetto un provvedimento disciplinare che riguardava un suo collega. Provvedimento firmato da Giacich.
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L’inchiesta. L’indagine era partita da una denuncia dell'ex vice questore vicario Luisa Cavallo, ora in servizio a Grosseto. Il capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione aveva messo sotto controllo il telefono di Petrillo ed erano spuntati altri reati. Petrillo oltre che di peculato era stato accusato anche di falsità ideologica in relazione ad alcuni lavori eseguiti in somma urgenza. Nel dicembre del 2010 il vicequestore aveva attestato l’esistenza delle condizioni per decretare il regime di somma urgenza. Per l’accusa invece quei lavori erano stati fatti mesi prima. E anche per i giudici.
I divani. Tutta parte da tre divani che una ditta aveva regalato alla questura di Massa Carrara e che, secondo l’accusa, Petrillo si era portato a casa arredandoci il salotto dell’appartamento che divideva con la compagna. Ma c’era pure un deumidificatore di proprietà della pubblica amministrazione che il dirigente aveva dato in prestito a un'impiegata (la Sabatini, coimputata), dopo averlo richiesto all'ufficio competente per togliere della muffa dalle pareti del suo ufficio. Per il collegio in realtà si è trattato di un comodato d’uso e quindi la donna è stata prosciolta. Ma anche per la storia dei divani i giudici hanno assolto Petrillo e Giacich. Del resto la titolare dell’azienda che li aveva realizzati, in aula ha detto di non ricordare con che formula li avesse lasciati alla polizia apuana.
L’abuso d’ufficio. Petrillo è stato ritenuto responsabile anche di abuso d’ufficio, per non aver consegnato al ministero dell’Interno un fascicolo disciplinare relativo a un collega (che con il processo non c’entra). Per lo stesso episodio è stato condannato Giacich, che per i giudici aveva firmato quel documento. Fondamentali sono state alcune intercettazioni dove i due parlavano del disciplinare.
Pistola non denunciata. La polizia trovò anche una pistola all’ex vice questore. Arma che non era stata denunciata. E per questo Petrillo dovrà scontare un mese, ma la prescrizione è vicinissima. Il ministero ora dovrà decidere se sospenderlo dal servizio oppure no.
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