Sicurezza
Pinza nella pancia, in nove a processo
Il paziente era stato rioperato due mesi dopo il primo intervento chirurgico, a giudizio medici, infermieri e ferristi
CARRARA. Si dimenticarono una pinza dentro la pancia di un paziente di 57 anni appena operato.
Solo dopo due mesi, quando l’uomo era tornato in ospedale in preda a dolori lancinanti all’addome, da un’ecografia fatta in tutta fretta al Pronto soccorso i medici scoprirono cosa era successo: quella pinza lunga 18 centimetri era rimasta lì, nella pancia del paziente, per due mesi. Dal primo intervento all’intestino a cui era stato sottoposto con la speranza di stare meglio.
Con una nuova operazione i medici rimossero il ferro chirurgico abbandonato nell’addome.
A distanza di un anno da quel clamoroso episodio avvenuto all’ospedale di Carrara, la procura di Massa ha citato direttamente a giudizio nove persone: 3 medici, 3 infermieri e 3 ferristi. Nove infatti i sanitari che, con varie funzioni, sarebbero entrati in sala operatoria, considerato che durante l’intervento c’è stato anche il cambio turno.
Il processo si aprirà il 9 giugno prossimo davanti al giudice Fabrizio Garofalo. Il paziente ha tenuto il ferro chirurgico nella pancia per circa 60 giorni, quando aveva cominciato ad avvertire forti dolori.
Agli indagati il pm titolare dell’inchiesta Roberta Moramarco contesta il reato di lesioni gravi dovute all’omissione del controllo dei ferri utilizzati nel corso dell’operazione, in violazione alle linee guida in materia emessa da Ministero e Regione. Insomma, a fine intervento non sarebbe stato fatto correttamente “l’appello” di tutti gli strumenti utilizzati e questo avrebbe impedito di identificare la pinza mancante.
Qualcosa quindi sarebbe andato male durante intervento e la “pinza di Kocer” da 18 centimetri è rimasta nell’addome del paziente. La procura, inoltre, contesta che nel corso dell’intervento uno dei chirurghi si sarebbe allontanato dal tavolo operatorio «prima della sutura della ferita».
La vicenda. La vicenda risale al dicembre di due anni fa quando un paziente di 57 anni ha dovuto fare i conti con quello che nell’immaginario è uno dei peggiori incubi degli ammalati.
L’uomo era stato, infatti, ricoverato d’urgenza in ospedale perché dentro la pancia aveva una pinza chirurgica. E lo strumento era rimasto lì da fine ottobre, dopo l’operazione all’addome a cui era stato sottoposto quattro settimane prima nel reparto di Chirurgia del monoblocco.
L’uomo era tornato in ospedale con dolori lancianti alla pancia e al Pronto soccorso era bastata un’ecografia per scoprire che all’interno dell’addome c’era un ferro chirurgico. Una pinza di circa diciotto centimetri.
Il primario, Mirco Lombardi, aveva fatto immediatamente aprire la sala operatoria e l’uomo era stato sottoposto all’operazione di rimozione del ferro chirurgico. L’operazione era andata bene.
L’azienda sanitaria aveva stigmatizzato l’accaduto in una nota stampa stringata.
«Si informa - così recitava la nota dell’azienda - che è stato asportato, con procedure mininvasive, un ferro chirurgico dall’addome di un paziente operato a fine ottobre nella Chirurgia di Carrara. Sono in corso tutti gli accertamenti del caso e la Commissione Gestione Rischio Clinico è stata immediatamente attivata allo scopo di capire come sia potuto accadere questo evento avverso, nonostante l'applicazione costante nella nostra Azienda delle rigorose procedure di sicurezza previste».
La denuncia. La vicenda della “pinza nella pancia” era finita con una denuncia per “lesioni colpose” a carico di medici e infermieri che avevano preso parte all’intervento. Un atto dovuto – aveva detto a suo tempo il legale del paziente, Leonardo Angiolini - che aveva presentato una denuncia penale nei confronti di tutti i componenti dell’equipe chirurgica.
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