Sicurezza
Condanna a 3 anni per il caso “voodoo”
Nigeriana accusata di avere ridotto in schiavitù minorenne con botte e riti di magia nera. Cadute le accuse più gravi
MASSA. Cade l’imputazione più grave, quella di avere ridotto in schiavitù e costretto a prostituirsi una ragazzina nigeriana. Ma resta quella di avere favorito l’immigrazione clandestina di stranieri. Si conclude così, con una condanna a tre anni di reclusione, il processo a carico di Soyer Lovert, detta Sonia, 31 anni, di nazionalità nigeriana, finita davanti alla Corte di assise del tribunale di Massa per una vicenda dai contorni davveri sconcertanti.
La Lovert era stata arrestata nell’ambito dell’inchiesta denominata Caronte, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova contro la tratta di giovani donne nigeriane portate in Italia e costrette a prostituirsi. Il processo venen spostato a Massa perchè, per un vizio di forma nella sentenza emessa dalla Corte di Assise della Spezia, il rito deve essere ripetuto davanti a un’altra corte.
La donna, secondo l’inchiesta della Dia, era una delle componenti di spicco di un’organizzazione che non esitava a ricorrere a violenze e minacce durissime e addirittura a riti voo-doo per mettere in stato di totale soggezione le loro vittime. In particolare, nel processo in Corte di Assise celebrato a Massa, gli veniva imputato – l’accusa era sostenuta dal pubblico ministero Federico Panichi, della Dia di Genova – di avere ridotto in schiavitù una giovane connazionale, di averla portata dalla Nigeria in Italia e poi di averla “messa sul marciapiede”. Sandra (nome di fantasia perché all’epoca era minorenne), la vittima e testimone, aveva raccontato davanti ai giudici una storia drammatica: «Mi contattarono nel piccolo paese nigeriano dove vivevo, mi prelevarono alcuni peli e prestai giuramento di fedeltà secondo un rito tribale locale». Poi organizzarono il viaggio in Italia. «Partii dalla Nigeria con l’uso di autobus e fuoristrada. Attraversammo il deserto del Niger e raggiungemmo la Libia. Vidi molti cadaveri durante il percorso perché c’era chi durante il tragitto moriva di fame. Poi il viagio su un gommonei, lo sbarco a Lampedusa e il trasferimento al centro di accoglienza di Milano. Là vennero alcune persone a prelevarmi e da quel momento cominciò la mia vita da prostituta».
Ieri la Corte di assise, presieduta dal giudice Giovanni Sgambati, ha emesso la sua sentenza: Soyer Lovert è colpevole di avere favorito l’immigrazione clandestina ma non ci sono prove sufficienti per condannarla anche per la riduzione in stato di schiavitù della ragazza.
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