Il dolore
Preleva dal conto dello zio, condannato
Per il giudice ha preso oltre 40mila euro che non gli spettavano. Ma lo ha assolto da un’altra accusa
MASSA. Condannato per aver preso dal conto dello zio oltre quarantamila euro e assolto con formula piena dall’accusa di aver venduto gli immobili del congiunto. Si è concluso con una pena di un anno e quattro mesi il processo a carico di Graziano Testa, libero professionista spezzino. Il legale dell’imputato aspetta di leggere le motivazioni della sentenza, ma è pronto a impugnarla per spuntarla in appello anche sul secondo capo di accusa.
La vicenda è controversa. Secondo l’accusa Testa aveva approfittato delle debolezze fisiche e psichiche del marito della zia, garantendosi la nuda proprietà di immobili e terreni (assolto perché il fatto non sussiste) e prelevando dal conto dell’uomo oltre 44.000 euro (per questo è stato condannato). Secondo la difesa, l’anziano (poi deceduto) era in grado di disporre del suo patrimonio e di acconsentire al rilascio di una delega sul suo conto corrente a favore del parente. Insomma, se la procura ipotizzava il reato di circonvenzione di incapace - e per questo Testa era alla sbarra - la difesa ha giocato tutte le sue carte per dimostrare che l’incapacità non c’era. Non c’era neppure secondo il dipendente della filiale che ha testimoniato in una passata udienza a favore dell’imputato. È stato lui a descrivere un forte rapporto affettivo tra l’ingegnere e l’anziano zio: «Sapevo - aveva riferito il bancario al giudice - che l’uomo, dopo la morte della moglie, aveva rinunciato all’eredità della moglie a favore dei due nipoti». Tra cui Graziano. Il dipendente della banca aveva raccontato che il professionista gli aveva chiesto di raggiungere la clinica in cui lo zio era ricoverato per fargli firmare la delega. Ma soltanto per pagare alcune utenze e la badante. Per il dipendente di banca e altri testi l’anziano era lucido, capiva e firmava consapevolmente. Era debole e incapace, invece, per gli altri parenti: a sporgere denuncia erano stati il fratello e la sorella dell’anziano. Solo la sorella, però, era parte civile a processo (il fratello è deceduto).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
