Il Tirreno

«Mio figlio disabile è maggiorenne, niente più aiuti»

di Cinzia Chiappini
«Mio figlio disabile è maggiorenne, niente più aiuti»

Lo sfogo di una mamma: la Regione Toscana ci ha tolto il contributo di 700 euro, tagli anche al pacchetto scuola

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CARRARA. Il "suo Marco" è un ragazzone alto, che ama andare a scuola e giocare ai videogame. Ha 21 anni, frequenta l'ultimo anno delle superiori e trascorre le sue giornate a casa, a guardare la tv satellitare o a giocare al pc. A lui le ragazze non interessano: preferisce i videogiochi arcade, quelli che soprattutto negli anni '80 spopolavano nelle sale giochi.

Marco non esce molto, trascorre le ore ad allenare il suo inglese via chat, e vorrebbe proseguire gli studi. Cosa che però nel suo caso non è semplicissima, visto che Marco è affetto da autismo. «È bravissimo a scuola, mi piacerebbe farlo proseguire ma non saprei come» racconta Rosa Cambria, la mamma di Marco che, come tante nella stessa situazione, ha trascorso gli ultimi 21 anni della sua vita a seguire e accudire questo figlio così speciale. Un impegno che, col trascorrere del tempo invece di alleggerirsi sembra destinato a farsi ancora più gravoso: sì perché se di solito, nelle famiglie, con il crescere dei figli il lavoro dei genitori diminuisce, nel caso delle mamme e dei papà dei ragazzi disabili accade esattamente il contrario. «Mi chiedo già come faremo il prossimo anno senza scuola... ci parlano di progetti e percorsi, ma mi sembra tutto molto poco convincente, non voglio semplicemente piazzare mio figlio per qualche ora da qualche parte» spiega Rosa che proprio in questi giorni ha avuto la prova concreta di come, con gli anni, le cose siano destinate a farsi sempre più complicate. Un esempio? Prendiamo il contributo che la Regione Toscana devolve alle famiglie dei disabili: si tratta della legge 104 del 1992 che garantisce a questi nuclei un assegno annuale. Nel caso di Marco ammonta o meglio ammontava a 700 euro: «Li usavo per pagare l'abbonamento della tv satellitare, a mio figlio piaceva tantissimo» racconta Rosa che coniuga, non a caso, i verbi al passato perché, ormai, quel contributo la sua famiglia non lo riceverà più. E questo perché lo scorso anno è stato modificato un articolo della legge, anzi, per essere precisi sono state cambiate due parole di un articolo della legge: la vecchia dicitura "Contributo a favore delle famiglie con persona disabile" è diventata "Contributo a favore delle famiglie con figli minori disabili" e così il nucleo di Rosa e Marco, come tanti tantissimi altri, non avrà più l'assegno. «Ci hanno spiegato che sarà sostituto dal "Contributo vita indipendente" ma per ora quando abbiamo provato a informarci presso enti e sportelli, nessuno è stato in grado di risponderci con precisione» racconta la mamma carrarese. Stessa dinamica per gli aiuti del cosiddetto "Pacchetto scuola": Rosa ha provato a presentare domanda, visto che il suo Marco frequenta ancora le superiori, ma la risposta che ha avuto è stata netta: «La sua richiesta non è stata accolta perché (...) alla data di presentazione della domanda l'età è superiore ai 20 anni». Si tratta di un vincolo previsto dal Bando per il diritto allo studio che impone una soglia inderogabile. «Per lo Stato, a 18 anni, questi ragazzi diventano maggiorenni come tutti gli altri anche se nella realtà dei fatti le cose non stanno affatto così...» spiega Rosa, dando voce alle difficoltà di tanti genitori che stanno affrontando i medesimi problemi e che, con il crescere dei loro figli speciali, si sentono sempre più abbandonati a sé stessi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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