Il Tirreno

Gli esposti anonimi: cercate i conti esteri

Gli esposti anonimi: cercate i conti esteri

Dalla denuncia del pm sui giornali: muro di omertà, alle segnalazioni in Procura su varie ditte

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CARRARA. Non solo le indagini, le interecettazioni ambientali e il lungo e articolato lavoro di Procura e Finanza.

Nell’indagine sul nero alle cave c’è anche un altro aspetto che emerge, o meglio è contenuto, nel secondo faldone di “Black marble”, all’interno della informativa della Guardia di Finanza.

Ecco che fra la varia documentazione spunta un articolo dell’ottobre del 2013. Un articolo in cui il pm Rossella Soffio denunciava il muro di omertà sul mondo delle cave.

Dello stesso tenore erano state le parole del procuratore capo, Aldo Giubilaro, che aveva parlato della difficoltà di operare in un sistema chiuso come quello delle cave.

Ebbene gli appelli del procuratore capo e del sostituto procuratore che hanno tirato le fila dell’indagine sul nero alle cave non sono caduti nel vuoto.

E la città ha risposto, hanno risposto i normali cittadini, gli addetti ai lavori e gli esponenti di associazioni.

Sono arrivati esposti anonimi, ma dettagliati (contenuti nel fascicolo della Procura) in cui si dice, esplicitamente: «Andate a cercare i soldi in Svizzera». Con tanto di indicazione delle banche in cui sarebbero nascosti i tesoretti.

Tutte informazioni fondamentali visto che sono state inserite nel faldone numero 2 del mastodontico lavoro della Procura e delle Fiamme Gialle.

E, soprattutto, informazioni che sono state prese in considerazione, appurate e approfondite da chi di dovere.

E in molti casi si sono rivelate davvero importantissime per stringere le fila dell’indagine stessa.

Non va dimenticato, infatti, che manca all’appello un faldone (il numero nove) dell’indagine “Black marble”.

È il faldone delle rogatorie svizzere, quelle dove sono finiti i conti, e gli intestatari dei conti finiti nel mirino della Procura.

Questa documentazione dovrebbe arrivare a breve, è stata infatti respinta la prima rogatoria perché dalla Svizzera hanno voluto che la documentazione venisse tradotta in lingua inglese.

Insomma solo una questione tecnica, ma fra pochi giorni un altro pezzetto entrerà a fare parte del mosaico di “marmo nero”.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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