Il Tirreno

IL COMMENTO

L'invidia non c'entra

Alessandra Vivoli

 Ecco le due anime di Carrara, di nuovo. Da un lato la città anarchica, libertaria. Quella per la quale «le cave sono di tutti». L'altra prende le distanze dell'indagine della Procura

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Ecco le due anime di Carrara, di nuovo. Da un lato la città anarchica, libertaria. Quella per la quale «le cave sono di tutti». Di fronte all'indagine sul nero alle cave, la Carrara numero uno plaude convintamente al lavoro della procura, eppure ha come la certezza che non sia stato fatto tutto il possibile. Nell'immaginario collettivo (ma ora anche sulle carte delle Fiamme Gialle) c’è un vaso di magagne, alle cave e al piano, e per “questa” Carrara il coperchio è stato solo sollevato. Da qui la richiesta al Comune di fare uno scatto in avanti, di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale, per risarcire la comunità.

...Poi c’è la Carrara numero due. Quella in piazza non ci va: resta più defilata. E prende le distanze dal lavoro della procura. La Carrara numero due invoca una protezione dei signori del marmo, come da sempre vengono chiamati gli industriali che, al monte, fatturano numeri record grazie a un materiale pregiato che è diventato nel mondo un enorme valore aggiunto.

L'orgoglio di questa terra è il marmo, quello di Michelangelo, degli artisti moderni, quello dei grattacieli più belli del mondo. Il marmo, ma non chi lo sfrutta e lo tradisce. Non chi commette reati fiscali sottraendo soldi alla comunità. E nella fattispecie vendendo un materiale che viene estratto in concessione sulle montagne apuane.

Il marmo è di tutti. E difenderlo non è una questione di invidia. Ci sono molti personaggi che portano lustro alla città e non sono mica tutti signori delle cave. Un esempio: il professor Pietro Pietrini: lo studio da lui diretto sul cervello sottoposto a stress è un’eccellenza del Journal of Neuroscience.

La Carrara numero due - quella che non si indigna per il nero alle cave, quella che non si scandalizza per chi penalizza la comunità attraverso il dolo fiscale - parla spesso di invidia: ci si rifugia, è un riparo dialettico molto comodo. Ma la storiella dell’invidia verso i signori dell’estrazione è, appunto, una storiella. E un alibi.

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