Il Tirreno

«Ciao qui servono 75 linee» Così viaggiava il denaro

«Ciao qui servono 75 linee» Così viaggiava il denaro

Le nuove intercettazioni sono state fondamentali per fare la chiusura delle indagini Materiale superiore al valore medio normalmente fatturato da parte di altre aziende

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CARRARA. Settantacinque linee. Settantacinquemila euro. Da ritirare in contanti, “soldi in bocca” come si dice a Carrara, da alcuni compratori indiani. I soldi, abbiamo visto, erano scatole, campioni, casse e inviti. E anche semplici linee.

Questi e molti altri particolari emergono dal fascicolo completo dell’inchiesta “Black marble”.

Le intercettazioni. Nel marzo del 2013 alle ore 10,43 Abdul Salik (uno degli imprenditori indiani iscritti nel registro degli indagati), con l’utenza mobile intercettata chiama un altro indiano, Montu (non meglio identificato) lo mette al corrente che lì con lui c’è Venezia, al quale servono “75 linee” (75.000 euro secondo gli inquirenti).

Montu: ciao

Abdul Salik: io sono il figlio di signor Shahid

Montu: parla allora

Abdul Salik: è venuto Eugenio a lui serve 75 linee

Montu: avete già parlato con lui?

Abdul Salik: si

Montu: riparlate un’altra volta?

ABbdul Salik: si

Montu: parlate un’altra volta con lui e confermate 75.

Le indagini. Per gli inquirenti non ci sarebbero dubbi. Gli elementi che fanno ritenere la sussistenza di un vincolo associativo di natura permanente, con la creazione di strutture stabilmente organizzate, con ripartizione di ruoli, avente un unico programma volto al compimento di «una serie indefinita di delitti concernenti la frode fiscale, l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, il riciclaggio ed altri» sono numerosi e sono i seguenti: «la stabilità dell’accordo criminoso, evidenziata dal fatto che le violazioni penali sono in corso da numerosi anni senza rilevante soluzione di continuità temporale».

E ancora: «la cadenza dei contatti e degli incontri finalizzati a realizzare cessioni di materiale lapideo che già dall’inizio i vari attori considerano da sottofatturare e a stabilire a priori, su indicazione dell’acquirente, quale dovrà essere il prezzo a tonnellata/metro quadrato da indicare in fattura, indipendentemente dal prezzo reale di vendita. Ma anche a scambiare informazioni circa i conteggi dai quali deriveranno gli importi e tutti gli altri elementi da indicare in fattura e negli altri documenti che dovranno essere emessi ed inviati per la spedizione del materiale lapideo ceduto. E infine finalizzati a concludere trattative inerenti ai finanziamenti di denaro contante concessi da soggetti operanti al di fuori del lecito canale bancario e organizzare il ritiro/consegna di denaro contante, concluse anche a mezzo di persone utilizzate soltanto a tale scopo e non coinvolte nelle transazioni commerciali».

La struttura dei gruppi individuati, con un costante riparto di ruoli, è stata evidenziata anche grazie alle intercettazioni telefoniche e telematiche.

L’evasione fiscale. Secondo gli inquirenti per le modalità di consegna e per gli importi, i traffici di denaro costituiscono un chiaro indizio di evasione fiscale.

Inoltre, nel corso delle conversazioni, intercettate, è stato possibile quantificare, in alcuni casi, l'effettivo valore di cessione del materiale ceduto e acquistato, che è risultato - secondo quanto messo nero su bianco nella relazione degli inquirenti - superiore al valore medio normalmente" fatturato, da parte di altre aziende carraresi, operanti nel medesimo settore. In un caso specifico, è stato possibile ricostruire oltre alla sottofatturazione, anche l’effettivo pagamento, avvenuto in contanti della parte non contabilizzata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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