Il Tirreno

«Giù le mani dai bagni»

«Giù le mani dai bagni»

La protesta dei balneari contro la messa all’asta degli stabilimenti

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CARRARA. Canottiere rosse e fischietti da bagnini; sdraio e ombrelloni a fare da palco, i “no asta” del mare si fanno sentire ancora. Al grido di “i bagni sono nostri” i balneari manifestano a Carrara Fiere, con una rumorosa protesta all’ingresso dei padiglioni che stanno ospitando le rassegne Tirreno Ct e Balnearia. Sono in cento-centocinquanta e sono parecchio arrabbiati. Sono i balneari del “Comitato salvataggio imprese turismo italiano” in qualche modo l’ala più dura del movimento dei 30.000 titolari di stabilimenti balneari che ormai da anni vivono con la spada di damocle della “Bolkestein”, la direttiva europea che, in nome del principio della libera concorrenza, dice in sostanza che essendo le spiagge un bene collettivo e limitato, la di esse gestione deve essere affidata tramite un’asta pubblica.

Il problema è che la direttiva Ue è stata varata nel 2007 e da allora, sono quasi dieci anni, l’Italia non è riuscita a mettere in campo una soluzione (o una proposta di soluzione) che metta d’accordo capra e cavoli. I principi della libera concorrenza che Bruxelles vuole tutelare, e l’ovvia opposizione di chi negli stabilimenti balneari ci lavora, ci vive e ci ha investito magari per avviare e migliorare la sua impresa turistica.

Per questo i balneari sono ancora più arrabbiati, non si sentono tutelati dai loro governanti intensificano i toni della loro protesta. Da quando è stata emanata la direttiva europea sul libero commercio, accusano, si sono succeduti quattro governi e nessuno di questi, comprese l’attuale governo in carica, quello di Renzi, ha messo mano a un riordino complessivo della materia in grado di dare sicurezze e certezze agli imprenditori delle spiagge.

E allora vai con gli slogan “giù le mani dagli stabilimenti”, con le voci concitate davanti ai microfoni dei giornalisti: «Vogliono fare chiudere le nostre attività, glielo impediremo»; «la spiaggia sarà di tutti, ma gli stabilimenti sono nostri. Nostri, capito? Li abbiamo costruiti con la nostra fatica, con la nostra vita di lavoro. E non ce li porteranno via». «C’è in gioco l’economia turistica del paese, ma i nostri governanti non lo capiscono».

Sono in gran parte versiliesi a protestare a Carrarafiere. Ma ci sono anche titolari di bagni della costa più a sud della Toscana, da Marina di Pisa, Tirrenia, dalla Maremma. Qualcuno arriva dal litorale laziale, e non mancano i romagnoli. Forse i più arrabbiati. Anima della protesta è Emiliano Favilla, viareggino. «Ci hanno detto di investire sui nostri bagni, e noi lo abbiamo fatto. Trasformando la costa in un industria turistica che attira milioni di presenze. Ora ci dicono che no, quelle strutture non sono nostre. Ma siamo matti?»

Il punto, uno dei punti, della battaglia della spiaggia è proprio quella. «Ciò che i balneari hanno costruito in riva al mare non sono servizi come vuole intendere qualcuno. Sono beni e i beni di proprietà privata non vanno all’asta».

Si sentono all’ultima spiaggia, i “proprietari” dei bagni, perchè se la bomba Bolkesteine sembrava stata depotenziata dalla decisione del governo di prorogare le concessioni demaniali, il recente pronunciamento dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea Maciej Szpunar rimette indietro le lancette: nessun rinnovo automatico, nessuna proroga ulteriore a favore dei privati verranno accettate. E la cosa preoccupa non poco gli operatori.

Ma il problema, dice ancora Favilla «non è l’Europa. È il governo italiano che non ci tutela». «A differenza di quanto fanno in Spagna, Croazia e Portogallo, dove hanno già risolto tutto», grida una signora che fa parte del popolo dei balneari. La Regione Toscana, invece, non è vista tendenzialmente come “nemica”. «Rossi è con noi: dice no alle aste e sì alle proroghe per chi investe». Ma nei comizi volanti delle canottiere rosse ce ne è anche per il governo fiorentino «chi si rimangia le promesse».

Come finirà è impossibile dirlo. «Chiaro che se ci esproprieranno dei bagni, ci saranno 30mila ricorsi, un mare di contenziosi che bloccherà tutto», pronostica Favilla.

Intanto, la protesta continua. Stamani alle 10 arriverà a CarraraFiere per Balnearia, il ministro degli Affari regionali Enrico Costa, proprio per incontrare le associazioni e i sindacati dei balneari. E noi ci saremo, promettono i manifestanti. Con fischietti da bagnino e canottiere rosse.

Claudio Figaia

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