La manifestazione
Appalti pilotati sul Magra, tutti assolti
Non c’era alcun cartello illegale per pilotare le gare, prosciolti otto imprenditori, anche quelli che volevano patteggiare
FILATTIERA. Tutti assolti, non c’è reato. Quei colloqui fra imprenditori per vincere le gare di appalto che facevano pensare a una clamorosa “appaltopoli” lunigianese erano legittimi, anzi: previsti dal codice degli appalti.
Si chiude con il proscioglimento pieno di tutti gli imputati il processo per turbativa d’asta che vedeva imputati otto imprenditori edili della provincia di Massa Carrara. La sentenza che libera dalle accuse (salvo ricorso in Appello) gli imprenditori è stata pronunciata dal giudice Maurizio Ermellini al termine di un rito abbreviato in cui l’accusa era sostenuta dalla pm Alessandra Conforti. Il giudice ha accolto le tesi delle difese, assolvendo anche – e la cosa non avviene di frequente nei tribunali – quegli imputati che avevano chiesto il patteggiamento della pena.
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Gli imputati erano: Leandro Terenzoni, 66 anni, titolare della Tenerani Edilizia; Fulvio Malatesta, 66 anni, aullese, titolare della Lunigiana Scavi Srl; Simone Malatesta 43 anni, di Aulla (fratello di Fulvio); Bernardo Buson, 64 anni di Groppoli di Mulazzo, titolare della ditta Buson Srl. che si aggiudicò l’appalto, Luigi Pagani, 62 anni di Filetto, legale rappresentante di Coaf (Cooperativa operai agricoli forestali della Lunigiana), Arturo Pelli, 53 anni, di Fivizzano della Eco Inerti di Pallerone, Alessandro Pennucci, 48 anni di Gragnola della Edilizia Scaletti e Antonio Bongiorni, 65 anni di Massa, della Bongiorni srl. Tutti quanti avevano partecipato alla gara di appalto da 400.000 euro per lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Magra a Filattiera, indetta dalla Provincia di Massa Carrara.
La vicenda era esplosa nel giugno del 2013 dopo la denuncia da un altro imprenditore edile: Giorgio Tonini, titolare della Instel che fece partire l’indagine della procura di Massa, rivelando un presunto accordo “sottobanco” che impediva la libera partecipazione alle gare di appalto e condizionava prezzi e concorrenza. Gli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza portarono poi all’indagine sugli otto tra imprenditori e tecnici.
In sede di udienza preliminare il gup Alessandro Trinci aveva accolto la richiesta di costituzione di parte civile di Tonini con un’argomentazione così riassumibile: “Vero, quell’imprenditore non ha partecipato alla gara di appalto. Ma esisteva un cartello in grado di pilotare gli affidamenti che alterava di fatto la libera concorrenza e rendeva impossibile aggiudicarsi l’appalto. Dunque, quell’imprenditore ha diritto a costituirsi contro chi quel cartello illecito ha creato”. Una motivazione che sembrava tutta a favore delel tesi accusatorie. Così come le intercettazioni telefoniche sulle utenze degli indagati compiute dalla Guardia di Finanza sembravano configurare una trama di comportamenti illeciti mirati, appunto, ad aggiudicarsi gli appalti alterando la corretta concorrenza fra imprese. Nelle intercettazioni finirono anche l’ex sindaco di Bagnone Gianfranco Lazzeroni e l’ex assessore provinciale Fabrizio Magnani (entrambi mai indagati) e il fatto che l’inchiesta coinvolgesse la Coaf, una delle cooperative più importanti della Lunigiana, aveva destato scalpore.
Secondo le accuse portate in giudizio dalla sostituto procuratrice Alessandra Conforti sulla scorta degli accertamenti della Finanza, gli imputati avrebbero preso parte “a un cartello particolarmente attivo nel pilotare l’affidamento di lavori pubblici”. Gli imprenditori avrebbero in questo contesto pattuito accordi “in base ai quali veniva prestabilita la percentuale di ribasso da praticare, in modo da condizionare le offerte delle varie aziende invitate ed indirizzare agevolmente la scelta dell’ente pubblico verso il ’candidato’ individuato dal ’cartello’" di ditte”. E a capo di questo cartello ci sarebbe stato Fulvio Malatesta della Lunigiana Scavi, difeso assieme al fratello Simone, dall’avvocato Riccardo Birga.
Il giudice Ermellini ha però smontato l’intero castello accusatorio, riscontrando che gli imprenditori sotto accusa avevano costituito un consorzio di imprese; che il Codice degli appalti consente a tutti i componenti di un consorzio di partecipare a una gara di appalto sia come singole aziende sia come consorzio e che quindi era perfettamente legittimo che fra di loro, come si evince dalle intercettazioni, discutessero della gara, dei ribassi e delle strategie da adottare.
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