Sicurezza
Nero alle cave: in un colpo si evadeva più di un milione
Sotto la lente il modus operandi degli imprenditori coinvolti nell’indagine. Conti paralleli in Svizzera e Dubai, società off-shore alle Seychelles
CARRARA. Ma qual era il modus operandi degli imprenditori coinvolti nell’operazione “black marble”. I fronti d’azione erano due: da un lato si aggirava il fisco, dal’altra di sottofatturavano le partite di marmo vendute.
Così Gemignani e Vanelli evadevano il fisco. Le contestazioni degli inquirenti nei confronti dei fratelli Manrico e Franco Gemignani e Carlo Vanelli della Sagevan sono messe nero su bianco nell’avviso della conclusione delle indagini preliminari della Procura. Il primo episodio riguarda l’anno di imposta 2009: secondo quanto contestato dalla Finanza la Sagevan avrebbe presentato una dichiarazione dei redditi indicandovi elementi attivi per un ammontare inferiore a quello reale per un importo pari a 745mila euro, determinando Ires evasa per 204milaeuro. Per l’anno 2011 la dichiarazione era inferiore di oltre mezzo milione di euro (512mila euro per la precisione). E infine per l’anno di imposta 2011 non vengono dichiarati un milione 409mila euro.
Come circolava il denaro. Nel suo computer venivano registrati tutti i passaggi di denaro. Il suo pc è stato fondamentale nella ricostruzione dell’ossatura dell’operazione “black marble”. E il ruolo di Eugeneio venezia, della Venezia borkers, viene sviscerato nel lungo e articolato lavoro degli inquirenti. Gli episodi ricostruiti e contestati sono tanti. Ecco che nel marzo del 2014 Eugenio Venezia, con il fratello Giuliano e la sorella Maria Pia, «si adoperavano per il ritiro del denaro contante per complessivi 75.000 euro presso un tale Montu (persona non identificata) e presso Shahid Abdoul e Salik Abdul e successivamente consegnavano tale somma a Carlo Vanelli, amministratore della Sagevan marmi srl, nella misura di 72.500 euro». Eugenio Venezia è individuato a più riprese come collettore di denaro contante dai compratori indiani.
Le dichiarazioni false. È la parte delle indagini che riguarda l’azienda Venili’s srl e i co-amministratori, Eugenio Venezia e Nicola Fontanili. Nel settembre del 2011 presentarono, secondo quanto contestato dagli inquirenti, la dichirazione dei redditi dell’anno di imposta 2010 indicandovi elementi attivi per un ammontare inferiore a quello reale di 255mila euro. Il tutto utilizzando documenti contabili e commerciali non registrati, “paralleli”, derivarti dalle cessioni attraverso bonifici provenienti da conti correnti di società estere, in paesi a fiscalità privilegiata (Libano) utilizzando lo schermo di società clienti indiane, oppure il ricevimento di denaro contante, non tracciabile. E sempre alla Venili’s nel settembre del 2014 viene contestato l’evasione di imposta attraverso conti correlati esteri in paesi a fiscalità privilegiata (Dubai e Svizzera), intestati a società con sede off-shore (Repubblica delle Seychelles e Emirati Arabi Uniti. Questo, secondo gli inquirenti, fece in modo che nella dichiarazione dei redditi per l’anno 2015 venne dichiarato un importo inferiore di 239mila euro.
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