Il Tirreno

L’omaggio

In ricordo di Alfonsina Amarelli

In ricordo di Alfonsina Amarelli

MASSA. "Siede Massa tra lucida verzura / d'aranci, a specchio del tirreno mare / vedi tagliente dietro lei spiccare / come un zaffiro immenso la Tambura". Amava molto Giovanni Pascoli e questa poesia...

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MASSA. "Siede Massa tra lucida verzura / d'aranci, a specchio del tirreno mare / vedi tagliente dietro lei spiccare / come un zaffiro immenso la Tambura". Amava molto Giovanni Pascoli e questa poesia su Massa, Alfonsina Amarelli, morta pochi giorni fa e di cui oggi, alle 15.30, nella Chiesa dei Cappuccini si terrà la Messa in ricordo. In questa città ai piedi delle Apuane ci era arrivata dall'altro capo dell'Italia, da Rossano Calabro, luogo di liquirizie e di passioni, di infanzia inviolata, dei primi dolori. "Il dolce sud", come lei stessa lo ha definito in un libro pubblicato tempo fa, che era in fondo un modo per non dimenticare quanto si possa essere felici nei ricordi. Ed a Massa Alfonsina Amarelli avrebbe costruito la propria vita, la propria famiglia - un marito, Cosimo Montemurro, morto troppo presto e tre figli, due maschi (Luca e Francesco, anche lui morto troppo presto, per lei un dolore inconsolabile) e una femmina, Valeria. Ci ha vissuto a Massa facendo l'insegnante elementare per decenni, incrociando ed educando ai primi passi della vita generazioni di giovani e facendo vita sociale, con gli amici e le amiche incontrati negli anni, coi Lyons dove è stato molto attiva e con Rinascita, una associazione di incontro e di preghiera. Perché in fondo aver vissuto molto è il solo modo per non morire. Ha scritto, Pascoli, sempre nei suoi versi su Massa: "Come bimbo cullato io m'addormento / e allor fugge, allor vola il mio pensiere /ed accanto a voi mi sento".

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