Il Tirreno

I sindacati e le cave: patente a punti per i concessionari

I sindacati e le cave: patente a punti per i concessionari

CARRARA. Il caso di Michele Santini, il cavatore licenziato a inizio febbraio da Franco Barattini approda in commissione Marmo, in una delle primissime sedute guidate dal neo presidente Cristiano...

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CARRARA. Il caso di Michele Santini, il cavatore licenziato a inizio febbraio da Franco Barattini approda in commissione Marmo, in una delle primissime sedute guidate dal neo presidente Cristiano Bottici (Pd) succeduto a Massimo Menconi (Prc) passato tra le fila dell’opposizione. Un tema caldo, anzi caldissimo, visto che dopo lo sciopero generale del settore dell’11 febbraio, nulla si è cambiato e i sindacati hanno deciso di impugnare il licenziamento in tribunale. Tutto è iniziato il 5 febbraio: Franco Barattini, titolare della Escavazioni Polvaccio Srl licenzia Michele Santini a causa dell’«attuale sfavorevole situazione economica finanziaria derivante dal protrarsi dei lavori al monte e dalla mancata produzione di materiali vendibili». Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas contestano immediatamente il provvedimento perché, dicono, fino a una settimana prima alla Polvaccio si facevano gli straordinari e perché la cava fornisce Omya, il colosso del carbonato di calcio sempre a caccia di scaglie. Non solo: la srl fa parte di un grande gruppo dove già in passato i problemi legati alla flessione del lavoro sono stati risolti con il trasferimento dei dipendenti da una società a un'altra. Il licenziamento per motivi economici, dunque, secondo i sindacati non regge, come non si può puntare il dito in alcun modo contro la condotta del cavatore, dipinto da tutti come un dipendente modello. Seguono giorni di tentativi di mediazione, anche attraverso Assindustria, ma Barattini non si muove di un passo e così, l’11 febbraio scatta lo sciopero generale del settore, senza il sostegno di Filca-Cisl. E proprio dai picchetti al monte, parte l’attacco durissimo di Fillea e Cgil: «Il nostro timore è che questo provvedimento sia un modo per fare pressioni verso le istituzioni, e in particolare su Asl, affinchè vengano allentati i controlli sulla sicurezza» attaccano i vertici della Camera del Lavoro ricordando che a gennaio alla cava era stato imposto uno stop di due settimane proprio per il mancato rispetto di una prescrizione di Asl. La vicenda, di fatto, è ferma a quei giorni: l’unica cosa che procede è l’azione legale per contestare in tribunale il licenziamento di Santini e chiederne il reintegro. Roberto Venturini di Fillea-Cgil, Giacomo Bondielli di Filca Cisl e Francesco Fulignani di Feneal-Uil hanno ripercorso le tappe della vicenda davanti alla commissione Marmo del Comune di Carrara, spiegando che no, alle cave non c’è il Far West, ci sono imprenditori più o meno corretti e dunque, è necessario sanzionare chi non rispetta le regole. «Le norme vanno rispettate e ci vuole qualcuno che le faccia rispettare» hanno sottolineato i tre segretari provinciali di categoria, lanciando l’idea di una “patente a punti” per i titolari delle concessioni e delle autorizzazioni: come accade a chi si mette al volante di un auto, in caso di infrazione, si perdono punti e chi arriva a zero si vede sottrarre il diritto di lavorare la cava. Tutti i membri della commissione, senza distinzione di appartenenza politica, hanno manifestato la loro solidarietà a Santini e hanno chiesto di fare chiarezza su un licenziamento che, per come è stato raccontato loro, appare davvero inspiegabile.

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