La manifestazione
Il commento - Ma la sensazione che resta è di tanto rumore per nulla
La buona notizia è che qualcosa è stato fatto. E che da qualche parte bisognava pure iniziare. Ma la sensazione, che resta è quella di tanto rumore per nulla. O sarebbe più corretto dire che quello che è emerso, grazie al lavoro corretto e puntuale degli inquirenti, sia solo la punta dell’iceberg.
La buona notizia è che qualcosa è stato fatto. E che da qualche parte bisognava pure iniziare. Insomma Procura e Guardia di Finanza hanno cominciato a mettere mano al sistema di compravendita dei blocchi, dal monte al piano, smontando il sistema di sottofatturazione e di denaro, tanto, in nero con cui venivano condotti in molti casi (almeno in quelli finiti sotto la lente delle Fiamme gialle) gli acquisti di partite di materiale pregiato. Quello che arriva dagli inquirenti è un segnale forte che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe funzionare da deterrente per chi opera (o meglio per chi lo fa al di fuori delle leggi) nel settore del lapideo dove i blocchi di bianco si trasformano prima che in lastre in migliaia e migliaia di euro. Fin qui tutto bene. Ma la sensazione, che resta è quella di tanto rumore per nulla. O sarebbe più corretto dire che quello che è emerso, grazie al lavoro corretto e puntuale degli inquirenti, sia solo la punta dell’iceberg.
Ci sono tre elementi che portano a questa conclusione. La prima è quella, del sentire comune (ma anche di molti addetti ai lavori), che i grandi del marmo, le grosse aziende e i grossi imprenditori non siano stati sfiorati dall’indagine “black marble”. Fatta eccezione per uno dei colossi dello statuario, la Sagevan di Gemignani e Vanelli, di altri “big” nell’indagine della procura non ce ne sono.
Il secondo elemento è di tutt’altro tenore e riguarda l’evasione, documentata in 8.800 pagine dagli inquirenti. Le cifre contestate, come mancati pagamenti al fisco, sono relative a tre anni di dichiarazioni d’imposta. In sostanza solo un periodo breve e circoscritto che, se il sistema smontato dagli inquirenti fosse, come sembra collaudato, toccherebbe solo in minima parte l’attività lavorativa portata avanti da decine e decine di anni.
Il terzo punto riguarda i conti con il fisco. Perché alcuni imprenditori coinvolti hanno già cominciato a pagare, con accordi al ribasso, anche a meno della metà rispetto alla contestata evasione. Insomma, si potrebbe dire (ricordandoci sempre che nel mondo del marmo, e soprattutto di quello pregiato si parla sempre di cifre a più zero) che gli imprenditori finiti sotto la lente degli inquirenti se la sono cavata con poco. Perché sono stati “attenzionati” solo per tre anni della loro attività. E perché hanno chiuso la questione con l’Agenzia delle Entrate pagando molto meno di quello che gli era stato contestato. Insomma, alla fine, la buona notizia è che (forse) siamo solo all’inizio.
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