Toscana
Paradisi fiscali per riciclare i 130 milioni di euro
Per gli inquirenti gli illeciti fiscali duravano da svariati anni con conti correnti esteri e veri e propri corrieri del denaro
CARRARA. Oltre 130 milioni di euro. È a quanto ammonta l’evasione degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta Black marble della Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Massa. Tutto grazie a «un collaudato sistema di evasione fiscale», come lo hanno definito le stesse Fiamme gialle, mediante il quale «per anni e senza soluzione di continuità - dicono ancora - alcuni imprenditori nazionali, in accordo e con la fattiva collaborazione del broker (di Carrara, ndr) e di acquirenti stranieri, hanno sottofatturato, per milioni di euro, cessioni all’esportazione di materiale lapideo».
In altre parole gli imprenditori sottofatturavano il marmo che esportavano in modo da guadagnarci sull’Iva (che in questo caso non è detraibile). E allo stesso tempo anche gli acquirenti, soprattutto indiani, ci guadagnavano pagando dazi doganali più bassi (i dazi vanno in base al valore delle merci). In alcune casi, come fa sapere il procuratore capo Aldo Giubilaro, «si sono toccate punte di evasione del 75%». Questo significa che se un commerciava vendeva marmo per un valore di 100 mila euro, ne dichiarava solo 25 mila. «È un’evasione diffusa - continua il procuratore - Tutte le società finite nell’inchiesta evadevano a cifre altissime, recando un danno enorme alla collettività».
In tutto, dicevamo, il giro di evasione si aggira sui 130 milioni di euro, di cui circa 106 sulle imposte sui redditi. Nel dettaglio: quasi 87 milioni di euro da «elementi positivi di reddito non dichiarati», fa sapere la Guardia di finanza, 1 milione da «elementi negativi di reddito non deducibili», 14,6 circa da Ires evasa e 7.7 da Irpef evasa. Altri 7.8 milioni di evasione arrivano dall’imposta sul valore aggiunto: 4.2 milioni dall’Iva relativa e 3.5 da Iva dovuta. E ancora: quasi 2.5 milioni di euro sono stati evasi sull’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) e 14.4 milioni sono di violazioni valutarie. Alcuni big del marmo a cui è stata contestata l’evasione si sono già piegati al fisco e hanno già patteggiato per i primi due anni con l’Agenzia delle Entrate. Hanno quindi iniziato a versare all’erario le somme relative alle imposte evase nei primi due anni (2009 e 2010) «utilizzando è più favorevoli condizioni previste dall’istituto dell’accertamento con adesione». I primi rimborsi si aggirano intorno ai 4.6 milioni di euro. Sono iniziati pure i pagamenti delle sanzioni pecuniarie previste per le violazioni valutarie (antiriciclaggio). (mc)
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