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Sevizie al disabile, muti gli arrestati

Sevizie al disabile, muti gli arrestati

Davanti al giudice in carcere i due marocchini si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

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CARRARA. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e il loro legale ha chiesto che vengano sentiti, nei prossimi giorni, dal sostituto procuratore Roberta Moramarco, titolare dell'indagine. Si è svolto ieri mattina in carcere l'interrogatorio del gip Ermanno De Mattia i dei due marocchini accusati di tentata estorsione ai danni di un disabile di cinquantotto anni. Mostafa El Raghib, 43 anni, e Rachid Belaloua, 37 anni, marocchini irregolari in Italia e con una sfilza di precedenti, però sono rimasti in silenzio facendo scena muta davanti al giudice. Sono stati gli agenti del commissariato di Carrara a liberare l'uomo dall'incubo in cui era finito. Ormai era alla mercè dei due aguzzini, che in poco più di un mese hanno tentato di portargli via del denaro con l'estorsione e provato a rapinarlo. L'unico colpo che la coppia di balordi ha messo a segno è stato un furto con strappo, quando gli hanno soffiato dalle mani il cellulare e poi si sono fatti consegnare un centinaio di euro (tutti i soldi che aveva con sé) per restituirlo. L'uomo aveva paura. Tanto che prima di rivolgersi alle forze dell'ordine li evitava semplicemente non uscendo più di casa. È stata una sua amica, con la quale si è confidato, a convincerlo a raccontare tutto al commissariato. Del resto era arrivato al punto di non ritorno: uno dei due aguzzini lo aveva costretto, accompagnandolo, ad andare al bancomat del suo istituto di credito a prelevare una somma che doveva consegnargli per essere lasciato in pace. Una volta lì davanti però si è confuso e ha sbagliato a digitare il pin e così la carta è stata ritirata dalla banca. E il colpo è sfumato.

La procura di Massa non ha voluto rendere pubblico il video ripreso dalle telecamere di sorveglianza della banca dove il disabile e uno dei due aguzzini hanno tentato di fare il prelievo che è abortito per un errore di digitazione del pin del bancomat. Per tutelare la vittima. Ma il procuratore capo Aldo Giubilaro e il sostituto Roberta Moramarco hanno fatto capire la drammaticità del momento: si vede il cinquantottenne davanti alla tastiera che compone il codice, mentre uno dei marocchini lo spinge a fare presto. Ma la fretta gioca un brutto scherzo. Il primo errore, poi il secondo e infine il terzo. Quello che blocca la carta.

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