Il Tirreno

«Aiuto, i privati si prendono l’ospedale»

di Chiara Sillicani
«Aiuto, i privati si prendono l’ospedale»

Convegno sul project con un presidio di forze dell’ordine. I comitati non si convincono. L’Asl: ora la sanità è più efficiente

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MASSA. Tutti, contestatori inclusi, riconosco che l’Asl un merito ce l’ha: si è presa un impegno e lo ha mantenuto.

È il 19 dicembre, è prevista l’inaugurazione del nuovo ospedale: il taglio del nastro ufficiale salta perché Enrico Rossi e l’assessore Stefania Saccardi sono impegnati a Firenze per l’approvazione della riforma sanitaria. Salta il taglio del nastro (che arriverà a gennaio), ma non il concerto inaugurale. E durante quel concerto i toni della contestazione si alzano fino a sfiorare lo scontro fisico. Maria Teresa De Lauretis, ex direttore generale dell’Asl apuana, adesso a capo della mega azienda Toscana Nord Ovest, tenta la mediazione e promette un incontro ad hoc per fare il punto su sanità e project financing. L’impegno lo mantiene e ieri mattina di finanza di progetto e nuovi ospedali si parla a CarraraFiere. Con l’intenzione - per usare le parole della De Lauretis - di «un confronto su dati di fatto perché - aggiunge - noi che l’avventura del nuovo ospedale l’abbiamo vissuta, abbiamo avuto l’impressione che quell’avventura dovesse piacere a tutti. Capiamo però la necessità del confronto, dell’accoglienza delle obiezioni, della valutazione dei correttivi». Così ecco il convegno: dopo l’esperienza del concerto e di un’inaugurazione blindata con decine di agenti davanti al Noa, l’azienda si tutela e ieri mattina, davanti alla sala convegni, ci sono carabinieri e poliziotti. Ma non servono perché la contestazione assume la forma del dibattito e del - pur acceso - confronto dialettico.

Certo è che se l’obiettivo è quello di convincere che il project sia la migliore delle ricette, beh centrarlo diventa un’impresa e l’Asl non ci riesce. Lo dimostrano gli interventi che chiudono l’incontro, interventi in cui il Collettivo Sos, i comitati e alcuni dipendenti dell’azienda ribadiscono il loro no secco all’entrata dei privati in sanità. A spiegare cos’è un project ci sono fior di professionisti: il dottor Marco Tranquilli che si occupa di politica economica alla Presidenza del Consiglio, il professore Giovanni Liberatore dell’Università di Firenze, consulente economico della Regione per la costruzione dei 4 nuovi ospedali. Sono Tranquilli e Liberatore ad evidenziare limiti e potenzialità dello strumento. Perché quello che ai comitati proprio non va giù è l’entrata dei privati nella sanità: il project, infatti, prevede che soci privati appunto tirino fuori i soldi, cofinanzino l’opera e poi rientrino delle spese sostenute gestendo i servizi. Vero che quei servizi non sono sanitari perché tutto ciò che è medico è in carico ad Asl, altrettanto vero che il gestore privato ha in mano una varietà importante di servizi, dai parcheggi al lavanolo, dalla sterilizzazione al verde. E gestisce tutto in una botta di ferro. Chi prende la parola lo ribadisce: lo fa Ennio Minervini, del collettivo Sos, lo fa Lorenzo Barbieri che interviene a fine dibattito, lo ribadisce Antonio “Blasco” Bonito, l’uomo che ha vivacemente contestato il concerto di dicembre: «Facile per il privato costruire, se sa che per un ventennio gestirà servizi che sono indispensabili e che l’Asl pagherà con regolarità». In poche parole: rischio zero. Del resto lo stesso dottor Tranquilli riconosce che proprio i rischi sono l’anello debole del project offrendo un buon assist a chi contesta i nuovi ospedali. Un convengo quello di ieri che secondo Gina De Angeli, del collettivo, ha il carattere dell’autoreferenzialità: «Fatto per tecnici ed esperti. Il dialogo con i cittadini è altra cosa». Di ben altra opinione è l’azienda sanitaria che il project lo considera lo strumento per raggiungere l’obbiettivo della qualità sanitaria in un territorio in cui - ribadisce Giuliano Biselli, direttore del Noa - gli ospedale erano due più il dipartimento infantile ospitato all’Opa. Tre sedi - precisa - numerosi reparti doppione e pazienti, soprattutto traumatizzati, costretti a spostarsi in ambulanza lungo la Foce. Che qualche problema di rodaggio ci sia l’Asl lo ammette, ma ribadisce che quello della Apuane - nelle parole di Biselli - è un ospedale bellissimo e ad alta efficienza tecnologica. Posizioni distanti, quindi, e non conciliabile. Al Noa e ai risultati dei professionisti il compito di mediare.

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